RIARDO / ROCCHETTA E CROCE – Ponte Romano di Assano: la regione boccia il progetto POC del municipio riardese

Riardo / Rocchetta e Croce – Tra i pochi progetti POC bocciati dalla Regione Campani per carenza di requisiti spicca quello presentato dai municipi di Riardo e Rocchetta concernente il Ponte Romano di Assano. E forse non tutto il male viene per nuocere, visto che si proponeva con 220.000,00 euro l’effimera valorizzazione di un manufatto antico e prestigioso ma con un’arcata sfondata, privo di protezioni, invaso dalle erbacce, da rovi e alberi, nascosto da un impianto di noccioli. Magari i due comuni potrebbero valutare di utilizzare i 20.000,00 euro che avrebbero speso per l’effimero evento per una progettazione comune che consenta poi di accedere a finanziamenti per il recupero dell’arcata sfondata, la messa in sicurezza, il diserbo. In una parola per salvare il monumento e assicurane duratura e sicura fruizione. Naturalmente se questo progetto già esiste saremmo lieti di avere e diffondere notizia dell’esistenza di protocollo d’intesa tra i due comuni, della nomina del progettista, della redazione degli elaborati, del nulla osta della Soprintendenza, della linea di finanziamento e di quant’altro necessario per salvare il più significativo manufatto viario sulla Via Francigena della Campania, uno dei soli tre ponti romani superstiti nella Regione.
La Regione Campania ha pubblicato le graduatorie dei progetti p.o.c. presentati dai comuni e comprensibilmente il Comune di Pietravairano, quale capofila di un coordinamento di altri vicini comuni ha protestato rilevando che i finanziamenti sono per lo più caduti nel Salernitane, nel Beneventano e nel Napoletano. Infatti solo Sessa Aurunca è stata finanziata nella provincia di Caserta. Nulla di nuovo sotto il sole. Le aree interne arretrano per spopolamento, inaridimento economico, mancanza di peso e rappresentanza politica mentre nelle città costiere si concentrano risorse, abitanti, interessi e cure della politica e…finanziamenti.
La sproporzione tra progetti della provincia di Caserta validati -dieci- e finanziati -uno- casualmente ubicato nel feudo di un politico regionale è così evidente innegabile e clamorosa, che lascia pensare che la Regione cercherà di porre rimedio erogando nuove risorse. Non essendovi motivi per punire l’Alta Provincia di Caserta probabilmente tale iniquo riparto è stato dovuto non ad avversa volontà ma a sostanziale disinteresse degli esponenti politici locali. Ammesso che nell’Alta Provincia ve ne siano in grado di interloquire con i piani alti della Regione e si sentano motivati. (nota a cura di Domenico Caiazza, storico e archeologo)

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