LA STORIA – Quando l’amore sapeva aspettare: 15 anni di fidanzamento, 65 di matrimonio. La vita di Antonino ed Evelina

(di Francesco Ciardiello) –  La fotografia che accompagna questo articolo ritrae due giovani sposi all’uscita dalla chiesa. È il 29 luglio 1961. Lui ha trent’anni, lei ventinove. Nessuno, guardando quell’immagine in bianco e nero, avrebbe potuto immaginare che, sessantacinque anni dopo, sarebbero tornati davanti allo stesso altare per rinnovare quella promessa. Ci sono storie che non appartengono soltanto a una famiglia. Appartengono a tutti, perché raccontano valori che non conoscono il passare del tempo: l’attesa, il sacrificio, la fedeltà, il senso del dovere e l’amore vissuto ogni giorno, senza clamore. Quella di Antonino Ciardiello e di Francesca Covino, conosciuta da tutti come Evelina, è una di queste.  La loro non è semplicemente una lunga storia d’amore. È una promessa che attraversa ottant’anni di vita.
Prima del matrimonio ci furono infatti 15 anni di fidanzamento. Quindici anni che oggi sembrano appartenere a un’altra epoca. Antonino era un giovane appartenente all’Arma dei Carabinieri e il regolamento vigente allora non consentiva ai militari di sposarsi prima del compimento dei trent’anni. Per molti quell’obbligo avrebbe potuto spegnere un sogno. Per loro, invece, diventò la prima grande prova del loro amore.  Continuarono ad aspettarsi. Anno dopo anno.
Mentre le stagioni cambiavano e il tempo scorreva, la loro promessa rimaneva intatta. Finalmente arrivò il 29 luglio 1961. Antonino aveva trent’anni. Evelina ventinove. Entrò nella Chiesa di San Nicola a Tuoro, nel comune di Roccabascerana (Avellino), con il suo abito bianco, orgogliosa di quel giorno tanto atteso.
Non indossava soltanto un vestito. Portava con sé quindici anni di pazienza, di fiducia e di amore custodito con discrezione. Davanti a Dio si promisero amore e fedeltà nel bene e nel male.  Quelle parole non rimasero chiuse in quella celebrazione. Diventarono il programma della loro vita. Antonino continuò a servire lo Stato con orgoglio, indossando la divisa dell’Arma dei Carabinieri.  Una vita fatta di disciplina, responsabilità, trasferimenti e lunghi periodi lontano dalla famiglia. Dietro quella divisa, però, c’era anche una donna che affrontava gli stessi sacrifici. Evelina lasciò Roccabascerana, la sua casa, gli affetti e le sue radici per seguire il marito nelle diverse sedi di servizio.  Una scelta silenziosa, ma tutt’altro che semplice. Dietro ogni uomo in uniforme c’è spesso una famiglia che condivide il peso del dovere. Una moglie che aspetta. Che sostiene.
Che ricomincia ogni volta che il lavoro impone un nuovo trasferimento.  Sono sacrifici che raramente trovano spazio nei libri di storia, ma che hanno costruito la storia di tante famiglie italiane. Anche quella di Antonino ed Evelina. Insieme hanno cresciuto due figli, accompagnandoli con amore fino a vederli costruire a loro volta una famiglia. Poi sono arrivati quattro nipoti. E infine quattro pronipoti. Quattro nuove vite nate da quella promessa pronunciata davanti all’altare sessantacinque anni fa.
Come tutte le storie vere, anche la loro ha conosciuto prove difficili. Le responsabilità. Le rinunce. Le lontananze imposte dal lavoro.  E, negli ultimi anni, anche importanti problemi di salute affrontati insieme.  Sempre insieme.  Perché l’amore non si misura soltanto nei giorni felici. Si riconosce soprattutto quando uno continua a sostenere l’altro, anche nei momenti più fragili. Oggi, domenica 2 agosto 2026, Antonino ed Evelina sono tornati nella Chiesa di San Nicola a Tuoro, la stessa in cui si sposarono il 29 luglio 1961.
Davanti allo stesso altare rinnoveranno le promesse matrimoniali in occasione delle nozze di platino, il prestigioso traguardo dei sessantacinque anni di matrimonio. Ma forse il numero che racconta davvero la loro storia non è sessantacinque. È ottanta. Perché prima del matrimonio ci furono quindici anni di fidanzamento. Ottant’anni trascorsi scegliendosi. Aspettandosi. Sostenendosi. Ottant’anni durante i quali una promessa non è rimasta soltanto una frase pronunciata davanti a un altare, ma è diventata una vita condivisa. Guardando oggi quella fotografia del 1961, è difficile non pensare che quei due giovani, con gli occhi pieni di futuro, abbiano mantenuto davvero ogni parola pronunciata quel giorno.
I volti sono cambiati. I capelli sono diventati bianchi. Il passo è più lento. Ma ciò che rende speciale quella fotografia non appartiene al passato. Continua a vivere negli occhi con cui ancora oggi si guardano. In un tempo in cui tutto sembra essere provvisorio, la loro storia ricorda che esistono ancora promesse capaci di attraversare il tempo. Perché ci sono amori che durano molti anni.E poi ci sono amori che insegnano agli anni cosa significa durare.
Un ringraziamento al Sindaco di Roccabascerana che è intervenuto alla cerimonia dando lustro e consegnando una targa; grazie anche al presidente  della Libera Associazione San Nicola, dottoressa Annamaria Salzano e tutto il direttivo, che hanno reso possibile questo evento. Grazie ai tanti cittadini presenti.

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