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PIGNATARO MAGGIORE – PROCESSO MAGLIOCCA, APPELLO: ANCORA UN RINVIO, SI TORNERA’ IN AULA A MARZO

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PIGNATARO MAGGIORE – Rinviata l’udienza del processo di secondo grado della vicenda giudiziaria dell’ex sindaco Giorgio Magliocca, giá assolto in primo grado dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Duranrte l’undienza che si ès volta ieri (29 novembre 2013) il giudice ha deciso di rinviare al prossimo marzo per poter acquisre la sentenza di un altro processo, quello che vede coinvolto, fra gli altri, anche Gigliofiorito. Un processo che si è concluso con l’assoluszione degli imputati.  La difesa dell’ex primo cittadino pignatarese, rappresentata dall’avvocato Mauro Iodice, chiede che vanga confermata la sentenza di primo grado con l’assoluzione piena per Magliocca. Di parere nettamente contraria la Procura che, invece, chiede la condanna per il politico pignatarese. Anche il comune del centro dell’Agro Caleno si è costituito parte civile e chiede la condanna di Magliocca. Saranno i giudici della Corte di Appello di Napoli a decidere sulla vicenda.  In primo grado fu il Gup del Tribunale di Napoli, dottor Eduardo De Gregorio, ha ritenere non sussistenti i fatti di cui all’ipotesi accusatoria. Le emergenze processuali, scrive il Tribunale di Napoli, “frantumano” l’impianto della Dda di Napoli. In particolare, si legge nella sentenza n. 1069/12, per il 2006, anno in cui secondo la Procura di Napoli l’ex sindaco Magliocca avrebbe stretto uno scellerato patto elettorale con il boss Pietro Ligato in cambio del rilascio di una concessione edilizia, “le condotte non risultano provate nel loro accadimento storico. Le dichiarazioni del pentito Pettrone – continua infatti il Gup – non solo sono state smentite dal teste di riferimento Anziano ma sono negate anche da quanto emerge in atti circa i periodi di detenzione di Ligato Pietro; costui, secondo quanto certificato dal Dap, fu detenuto dal 6 ottobre 2004 al 20 luglio 2006, ben oltre la chiusura del periodo elettorale, pertanto impossibilitato a tenere i comportamenti riferiti dal Pettrone che lo aveva immaginato personalmente e direttamente impegnato per il Magliocca in campagna elettorale”.  Per quanto riguarda i fatti del 2002, anno in cui Magliocca avrebbe stipulato uno scellerato accordo politico-mafioso con il locale clan in cambio di una allegra gestione dei beni confiscati, scrive invece il De Gregorio che “i tempestivi adempimenti riguardanti la concessione dell’appartamento in Pignataro, dalla rapida acquisizione di tutti i beni al patrimonio comunale, da una discreta generale attività di controllo sulla loro sorte, da gravi errori e consistenti inadempienze di altri soggetti tenuti ad intervenire nelle procedure, da una chiara presa di distanza ed iniziativa nei confronti della ritardataria associazione Icaro, dalla costituzione di un ufficio beni confiscati nel 2000 e dalle altre evidenze probatorie di cui si è dato ampiamente conto anche tramite l’esame degli atti prodotti nella qualità di sindaco” sono la prova che in dal braccio quella tornata elettorale, premesse le cene raccontate dal braccio destro del capo clan Lubrano Raffaele, sul quale il Gup sottolinea la poco “cristallina” personalità e getta un’ombra sulle sue reali “intenzioni” circa il riferimento dei momenti conviviali, Magliocca “nulla promise e di conseguenza alcun contributo concreto, specifico e consapevole dette o ha dato ai fini della conservazione o del rafforzamento dell’associazione criminale”.  Secondo quanto scritto dal giudice De Gregorio, le cene al ristorante Ebla ci sarebbero state – una certezza processuale, precis ail Gup – ma esse non rappresenterebbero alcuna prova dell’accordo fra la camorra e l’ex sindaco Magliocca.

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