Vairano Patenora – E’ una delle pene più alte quella richiesta dal Pubblico Ministero a carico di Gennaro Loffreda, agente della Polizia penitenziaria, residente nel territorio del comune di Vairano Patenora, imputato – insieme ad altre 105 persone – per le violenze ai detenuti avvenute nell’istituto di pena di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile del 2020. Per Loffreda la pubblica accusa ha chiesto una pena pari a 10 anni di reclusione. Nelle prossime udienze saranno gli avvocati delle difese a prendere la parole per evidenziare le proprie conclusioni.
Agli indagati sono stati contestati, a seconda delle loro rispettive posizioni e partecipazioni alla rappresaglia in carcere, i delitti di tortura pluriaggravati ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, abuso di autorità contro detenuti, perquisizioni personali arbitrarie, falso in atto pubblico (anche per induzione) aggravato, calunnia, frode processuale, depistaggio, favoreggiamento personale, rivelazioni indebite di segreti d’ufficio, omessa denuncia e cooperazione nell’omicidio colposo ai danni del detenuto Hakimi Lamine, deceduto in carcere il 4 maggio 2020. “In considerazione dell’elevato numero delle persone offese, che sono 177 – spiega in una nota il capo della Procura Maria Antonietta Troncone – si è disposti di procedere alla notificazione per pubblici annunzi, con conseguente deposito dell’atto nella casa comunale di Santa Maria Capua Vetere, l’inserimento, per estratto, nella Gazzetta Ufficiale, e la pubblicazione sul sito della Procura della Repubblica sei Santa Maria Capua Vetere. E’ da sottolineare che le misure cautelari disposte dal gip sono state, per la quasi totalità, confermate dal tribunale per il riesame di Napoli, venendo così validata la sussunzione delle condotte rispetto ai delitti contestati nonché la riferibili soggettiva delle azioni stesse agli indagati, destinata delle misure. Sedici misure cautelare sono state confermate, 6 sono state sostituite in forma gradata, 2 ordinanze sono state annullate per carenza delle esigenze cautelari, e solo una è stata annullata. Gli altri ricorsi sono stati dichiarati inammissibili”.
Secondo la Procura furono quattro ore di inferno, quelle vissute dalle 15 alle 19 del 6 aprile 2020 dai detenuti del reparto Nilo di Santa Maria Capua Vetere. Oltre cento persone ferite dalla spedizione punitiva organizzata per “ristabilire l’ordine” nella casa circondariale dopo le proteste dei detenuti del giorno precedente.
foto dir repertorio
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