Si tratta di Domenico Semplice, dirigente di Rfi, della moglie Laura Arena, dell’architetto Gaetano Sacco e degli imprenditori Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco. Si aggiungono ai tre già indagati da giugno, Carlo Marino, Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio. Si allarga anche a Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sulla presunta maxi tangente legata all’appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea Alta Velocità Napoli-Bari. Secondo l’ipotesi dei pm Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, coordinati dal procuratore Pierpaolo Bruni, l’imprenditore casertano delle cave Antonio Luserta avrebbe ottenuto l’appalto da Rfi grazie all’intervento dell’allora sindaco di Caserta Carlo Marino, al quale avrebbe versato una somma superiore ai 200mila euro. L’indagine si è ora estesa al funzionario Rfi Domenico Semplice, accusato di corruzione insieme alla moglie, l’avvocato Laura Arena, agli imprenditori delle cave Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, e all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori coinvolti. Le indagini avrebbero messo in evidenza una tangente di 530mila euro da Luserta allo studio legale Ius&Law srls riconducibile all’avvocato Vincenzo Iorio, attraverso fatture per prestazioni ritenute dagli investigatori fittizie. Successivamente, tra ottobre 2024 e settembre 2025, Iorio avrebbe trasferito oltre 200mila euro alla ditta individuale intestata a Carlo Marino e circa 87mila euro alla ditta individuale della figlia dell’ex sindaco, quest’ultima non indagata. Durante le nuove perquisizioni sono stati sequestrati documenti, somme di denaro contante e un Rolex del valore di circa 80mila euro.
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