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Vairano Patenora / Sesto Campano – Terreno in fiamme, noto imprenditore e due operai sotto processo: la sentenza

Vairano Patenora / Sesto Campano – Un noto imprenditore  vairanese  e due suoi operai – tutti residenti a Vairano Patenora – sono finiti sotto processo davanti al giudice del Tribunale di Isernia, per fatti accaduti qualche anno fa nel territorio del comune di Sesto Campano. Ieri si è tenuto innanzi al Tribunale di Isernia, Giudice dell’udienza preliminare, dott. Cobianchi, il procedimento a carico di D’Elena Domenico (noto imprenditore di Vairano Patenora) Carcani Erion e Kurti Musa (cittadini albanesi residenti a Vairano Patenora) – tutti difesi dall’avvocato Leopoldo Zanni –  accusati del delitto p.e.p. dall’art. 423 bis, 1° e 2°c CP perché D’ELENA in qualità di proprietario dell’area da cui si sviluppavano le fiamme, CARCANI e KURTI in qualità di operai alle dipendenze del D’ELENA, da quest’ultimo incaricati di realizzare una recinzione con pali in cemento conficcati nel terreno, per colpa, consistita in imprudenza, negligenza, imperizia, in particolare nel non aver provveduto al completo spegnimento dei focolai formatisi in seguito all’attività di bruciatura dei mucchi di residui vegetali originati dalla potatura di rami di alberi ed arbusti di varie specie nel fondo agricolo sopra indicato, eseguita dagli imputati nonostante il divieto di accendere fuochi di ogni genere previsto dal decreto nr. 32 datato 15.6.2023 del Presidente della Giunta Regionale del Molise, omettendo inoltre di adottare tutte le opportune cautele al fine di evitare che le fiamme si propagassero alle zone limitrofe, cagionavano un incendio sviluppatosi su un’area estesa circa 00.70 ettari di pascolo e zone incolte, (di proprietà di Fontana Antonio, Fontana Faustina Giuseppina, Fontana Guglielmina, Greco Ornella e Schiavone Maria). Fatti avvenuti in località Castello Diruto nel territorio del comune di Sesto Campano  nel settembre del 2023. All’esito della discussione il Giudice ha emesso una sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli imputati per non aver commesso il fatto. Gli atti d’indagine non consentivano di individuare gli imputati come gli autori dell’incendio.
In sostanza è stata accolta dal giudice la tesi avanzata dal difensore dei tre imputati; in sostanza gli atti d’indagine non consentivano di individuare gli imputati come gli autori dell’incendio, considerato che l’impianto accusatorio si fondava essenzialmente sulla presenza in loco degli imputati e sulla contraddittorietà delle loro dichiarazioni (che ovviamente non potevano essere utilizzate in dibattimento)

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