Venafro / Sesto Campano – Doveva illustrare la propria relazione sui fatti, doveva parlare al giudice per tentare di alleggerire la posizione delle due maestre imputate nel processo. Invece, non si è presentato in aula, così l’udienza del processo dedicata alla testimonianza del consulente delle difese, è saltata. Questo, in sostanza, lo svolgimento dell’ultima udienza – quella di ieri 16 giugno 2026 – nell’ambito del processo a carico di due maestre accusate di maltrattamenti a carico di alcuni bimbi dell’Asilo di Venafro. Al termine dell’udienza il giudice ha rinviato al prossimo mese di luglio, fissando già per la metà del prossimo settembre due udienze per la discussione delle parti e quindi per la sentenza.
La vicenda:
Due maestre sono finite sotto processo perché accusate di maltrattamenti a carico dei bimbi dell’asilo in cui insegnavano. Bambini colpiti violentemente con libri, schiaffeggiati, spintonati, insultati e umiliati. Bambini tenuti fermi dalle maestre mentre altri bambini tirano loro i capelli. La legge del taglione: occhio per occhio dente per dente. Questa la soluzione adottata dalle maestre coinvolte nell’inchiesta che ha portato oggi alla loro sospensione. La famiglia della piccola vittima è originaria di Sesto Campano, ma da tempo si era trasferita a Venafro dove sono avvenuti i fatti. Proprio la loro denuncia ha permesso di scoprire cosa accadeva fra le mura di quell’asilo. Sconvolti i genitori della giovane vittima che pensavano di affidare il bambino in mani sicure e invece hanno dovuto scoprire una triste realtà. Serena Di Pilla residente a Venafro, originaria di Sant’Agapito (provincia di Isernia) e Luisa Rossi residente a Venafro, originale di Castel San Vincenzo, questo i nomi delle due maestre che vennero sospese nel 2019, a conclusione di un un’azione della Polizia di Stato di Isernia che eseguì un’ordinanza di applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’insegnamento a carico di due maestre di anni 49 e 58 che svolgevano la loro attività all’interno di una scuola dell’infanzia statale della provincia di Isernia a seguito di un’attività d’indagine svolta dalla Squadra Mobile con intercettazioni audio e video che hanno riscontrato i maltrattamenti denunciati da alcune madri. Il giudice ha accolto la richiesta delle parti civili ammettendo il Ministero dell’Istruzione come responsabile in caso di risarcimento dei
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