Pignataro Maggiore – Panagrosso rompe il silenzio e ricostruisce 18 mesi di fratture nel centrodestra pignatarese

Pignataro Maggiore – Robert Panagrosso affida ai social una lunga ricostruzione politica che prova a mettere ordine nei diciotto mesi più turbolenti dell’area nata attorno all’esperienza di Ricoloriamo Pignataro. Il suo intervento parte dallo sfaldamento del gruppo nel novembre 2024, quando Cesare Cuccaro avviò un proprio percorso, poi sfociato nell’accordo con Palumbo, mentre Vincenzo Romagnuolo intraprese una strada autonoma con una parte dell’ex gruppo. Panagrosso racconta di aver tentato, tra dicembre 2024 e gennaio 2025, di ricucire lo strappo tra Romagnuolo e quello che definisce il gruppo “storico Magliocca”, ma senza riuscirci. Da quella frattura nacque poi il percorso che portò alla candidatura a sindaco dell’avvocato Pietro Mercone e alla successiva vittoria dell’architetto Palumbo nel maggio 2025. Il passaggio politicamente più rilevante arriva però dopo la caduta dell’amministrazione Palumbo, sfiduciata nel gennaio 2026 anche da tre consiglieri di maggioranza. Secondo Panagrosso, in quel momento si sarebbe riaperta una possibilità di ricomposizione tra l’area Romagnuolo e il gruppo “storico Magliocca”. Il 4 febbraio 2026, racconta, lui stesso, Pietro Mercone, Vincenzo Romagnuolo e Silvestro Attanucci avrebbero definito una bozza di accordo, descritta come molto più di una semplice ipotesi, suggellata da “quattro sambuche” e da una stretta di mano. Pochi giorni dopo, l’8 febbraio, Romagnuolo avrebbe però pubblicato un post con cui smentiva l’esistenza dell’accordo. È qui che Panagrosso concentra la critica più dura, non tanto sul diritto politico di cambiare idea, quanto sul metodo: prima ancora del dissenso, contesta la mancanza di una telefonata, di un messaggio, di un passaggio diretto. Nel suo ragionamento c’è anche un giudizio personale su Romagnuolo, definito uomo generoso e disponibile, ma non ritenuto da Panagrosso dotato della caratura necessaria per esercitare una leadership politica. La ricostruzione prosegue poi con i tentativi di dialogo con il PD, con Maria Bonacci e Cesare Cuccaro, e con le nuove difficoltà interne fino all’ipotesi, tornata ad aprile, di un accordo con Romagnuolo. Anche in quel caso Panagrosso sostiene di aver espresso perplessità, arrivando a dire pubblicamente, davanti ai candidati, che quell’intesa, se fosse dipeso da lui, non si sarebbe fatta. Il senso politico del post è chiaro: Panagrosso rivendica di non aver seguito l’ultimo riposizionamento e di aver votato in continuità con la scelta compiuta nel 2025, quando aveva sostenuto Pietro Mercone e svolto opposizione a Romagnuolo. Al netto delle inevitabili versioni contrapposte, il suo intervento ha il merito di portare alla luce una parte del retroscena che ha preceduto la campagna elettorale: accordi tentati, fiducie saltate, tavoli aperti e richiusi, ambizioni personali e gruppi che si sono sfiorati senza riuscire davvero a fondersi. È una pagina che conferma quanto la politica pignatarese degli ultimi mesi sia stata meno lineare di quanto apparisse dai manifesti elettorali e molto più segnata da ferite interne, sospetti e conti rimasti aperti.

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