Caserta / Nola – Si è avvalso della facoltà di non rispondere, Mario Landolfi, il 48enne reo confesso del duplice omicidio di due prostitute fatte cadere nel vuoto in un cantiere edile abbandonato di Pollena Trocchia, nel vesuviano, dove poi sono state ritrovate dai carabinieri. Landolfi ha rilasciato dichiarazioni spontanee auto accusatorie del tenore di quelle già acquisite in caserma dai Carabinieri della procura di Nola dopo essere stato individuato e bloccato in casa alcune ore dopo il ritrovamento dei corpi delle vittime. Le indagini dei militari dell’Arma coordinate dalla Procura di Nola, non si sono mai fermate: al momento si stanno cercando ulteriori riscontri per rafforzare il quadro accusatorio che già appare robusto. Si sta verificando se Landolfi abbia ucciso altre donne, considerata la facilità con la quale ha ucciso le due donne il 16 e il 17 maggio scorsi.
Il duplice omicidio:
Le avrebbe uccise per non pagare le loro prestazioni sessuali. Delitti brutali avvenuti a poche ore di distanza una dall’altra, la prostituta casertana ammazzata con la collega ucraina a Pollena Trocchia erano state contattate grazie ad un sito di incontri hot.
Si tratta di Sara Tkacz, 29enne nata a Santa Maria Capua Vetere, senza fissa dimora e Lyuba Hlyva, 49enne ucraina anch’essa senza fissa dimora, brutalmente assassinate da Mario Landolfi, 48enne di Santa Anastasia, arrestato con l’accusa di duplice omicidio. Da quanto ricostruito dai carabinieri della Tenenza di Cercola le due donne sono state contattate grazie ad un sito di incontri hot e poi portate lì sul posto per consumare i rapporti sessuali. La prima ad essere stata ammazzata è stata la 49enne ucraina nella serata del 16 maggio e a meno di 24 ore di distanza nella serata del 17 maggio è stata spezzata la vita della 29enne casertana. Stesso modus operandi. Il carnefice con le vittime è salito ai piani superiori, è stato consumato il rapporto sessuale, la lite con le prostitute, i tentativi delle donne di ribellarsi, la spinta nel vuoto e i corpi senza vita tra la polvere di calce e il materiale di risulta. Come se nulla fosse l’uomo ha fatto ritorno a casa. Ad incastrarlo una coppietta che appartata a pochi metri di distanza ha sentito le urla, il tonfo e l’uscita dal cantiere con un ‘piccolo souvenir’ preso dalla scena del crimine: una borsetta femminile. Immediata la telefonata ai militari e l’avvio delle indagini. Decisiva anche l’acquisizione dei filmati delle telecamere cittadine.
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