Rubavano dati personali a calciatori e attori: 85 indagati (10 arrestati). Ci sono anche 8 casertani

Una rete dedita alla compravendita di dati personali, tra cui anche quelli di personaggi famosi come Alex Britti, Lory Del Santo e l’ex portiere Alex Cordaz. A capo dell’organizzazione criminale smantellata dalla Procura di Napoli c’era Mattia Galavotti e Giuseppe Picariello soci della Sole Investigazioni e Sicurezza, che avrebbero delineato le strategie operative per il reperimento dei dati. Sia Picariello che Gavalotti sono stati “sistemati” in carcere.
Fra gli 85 indagati figurano anche Maria Rosaria Cantiello, 44enne casertana finita agli arresti domiciliari; Pasquale Altarelli, vice ispettore di polizia 55enne di Maddaloni (sospeso e sottoposto all’obbligo di presentazione alla pg); Carlo Girone, 37enne, e Annalisa De Cristofaro, 58enne, di Aversa e dipendenti di un Caf; Pasquale Gionti, 38enne di San Tammaro rappresentante legale della società R-Data Srl operante nel settore del recupero crediti; Giuseppe Mormile, 59enne originario di Aversa e residente a Monteforte Irpino, rappresentante legale della Europea Investigazioni Srls; Pasquale Guarini, 60enne di Maddaloni e titolare del Centro Servizi Investigativi; Bruno Biondi, 35enne originario di Aversa.
Secondo l’accusa le informazioni acquisite illecitamente sarebbero state vendute a Falace che a sua volta li avrebbe rivendute ad altre agenzie di investigazioni private.

L’inchiesta:
Estraevano dalle banche dati, attraverso accessi abusivi, informazioni riservate di calciatori, su imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori e venduto queste informazioni ad alcune agenzie. Lo spiega il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri dando i dettagli della maxi operazione della Polizia, in particolare della Polizia Postale Cibernetica (diretta dal primo dirigente Dario Mongiovì), che coordinata dal pool Cyber-Crime della procura di Napoli, ha consentito di sgominare un’organizzazione criminale. Ad agire in cambio di soldi – “c’era un tariffario” – erano anche rappresentanti delle forze dell’ordine che attraverso accessi abusivi compiuti utilizzando le loro password, “esfiltravano dalle banche dati informazioni riservate per rivenderle”.
E’ stato trovato su un file Excel, durante una perquisizione, il tariffario che regolava le richieste di denaro che gli agenti infedeli formulavano in cambio delle informazioni estrapolate attraverso i loro accessi abusivi alle banche dati riservate. Accanto ai dati anagrafici dell’ignaro soggetto sul quale venivano eseguiti gli accertamenti c’era la tariffa che variava dai 6 ai 25 euro a seconda del tipo di accertamento eseguito, se, per esempio, fatto sulla banca dati riservata alle forze dell’ordine, o su quelle dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate, o delle Poste. Oltre agli agenti della Polizia, infatti, sono coinvolti nell’indagine anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e due direttori di altrettante filiali di Poste Italiane. La Polizia di Stato, ha sottolineato Vincenzo Piscitelli, coordinatore del pool cyber-crime della Procura di Napoli, “è riuscita a individuare i colleghi infedeli, i presunti innocenti, che però hanno violato le regole di accesso alle banche dati riservate”. Il meccanismo “articolato e complesso” ha consentito agli agenti infedeli di prelevare e veicolare le informazioni sensibili in cambio di soldi: “ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti – ha precisato Piscitelli – Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra”.
Sono coinvolti agenti della Polizia di Stato di Napoli, Caserta e, a Roma, anche altri appartenenti delle forze dell’ordine. Non solo. Gli accessi abusivi, secondo una stima, sarebbero complessivamente circa un milione e mezzo, per un giro d’affari che appare plurimilionario, considerate le tariffe che venivano imposte. Tra gli indagati per un singolo accesso, anche una persona ritenuta legata all’agenzia Equalize di Milano, già coinvolta in altre inchieste. E’ quanto emerso dalla conferenza stampa indetta in Procura a Napoli, per illustrare i dettagli della maxi operazione della Polizia che ha consentito di sgominare una organizzazione criminale dedita all’acquisizione illegale e alla vendita di informazioni sensibili.
I rappresentanti delle forze dell’ordine coinvolti prelevavano informazioni per conto di una decina di agenzie, tra cui anche quelle investigative private, su cui sono in corso ulteriori accertamenti, a cui si rivolgevano persone interessate ad avere dati di vario tipo su calciatori, cantanti e altra gente del mondo dello spettacolo come. Non è escluso che le informazioni destinate alle agenzie investigative private potessero anche essere utilizzate come forma di ricatto, per esempio, risultati positivi ai narco e alcol test. Sequestrato dalla Polizia un server in Nord Italia sul quale venivano convogliate informazioni frutto, secondo una stima, di circa un milione e mezzo di accessi abusivi.
In due anni sono stati 730mila gli accessi alle banche dati riservate eseguiti da due agenti infedeli, 600mila uno e 130mila l’altro, nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio: è stato reso noto nella conferenza stampa convocata in Procura a Napoli, alla presenza, tra gli altri, del procuratore Nicola Gratteri, per illustrare l’operazione della Polizia che ha consentito di sgominare una organizzazione criminale. Proprio da questo “massivo accesso”, ha spiegato il coordinatore della pool cyber-crime della Procura partenopea, Vincenzo Piscitelli, “è partita l’indagine”.

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