Anche la regione Campania è interessata dall’allarme lanciato dal Ministero della Salute che ha attivato la “sorveglianza attiva” su quattro passeggeri che erano a bordo di un volo Klm in coincidenza per Roma sul quale era salita per pochi minuti una donna che si trovava sulla nave Mv Hondius, poi ricoverata a Johannesburg dove è morta a causa dell’Hantavirus.
I recapiti dei quattro, sottolinea una nota, sono stati acquisiti e le informazioni trasmesse alle regioni di competenza: Calabria, Campania, Toscana e Veneto affinché, appunto, fosse attivata la sorveglianza “nel principio di massima cautela”.
Avviata la sorveglianza sanitaria per una donna che si trova a Firenze, “Abbiamo immediatamente attivato i protocolli previsti – ha dichiarato l’assessora alla salute Monia Monni – e preso contatto con la nostra concittadina, attualmente domiciliata a Firenze”, che “è stata posta in regime di quarantena precauzionale in attesa degli accertamenti clinici necessari a verificare l’eventuale contrazione del virus”.
Sull’Hantavirus “le valutazioni condivise a livello internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – fa sapere il ministero della Salute – e dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie indicano attualmente un rischio basso per la popolazione generale a livello mondiale e molto basso in Europa”.
Hantavirus. Il focolaio sulla nave da crociera e l’Argentina come epicentro silenzioso di un’epidemia che uccide un malato su tre
Il caso della MV Hondius, partita da Ushuaia con tre morti a bordo, ha acceso i riflettori su una realtà sudamericana poco nota: in Argentina i contagi sono raddoppiati in un anno, la letalità è alle stelle e il cambiamento climatico sta spingendo i roditori verso nuove frontiere. La MV Hondius, una nave da crociera battente bandiera olandese, è ancora ferma in qualche punto dell’Atlantico. I passeggeri superstiti sono stati sbarcati, qualcuno è ancora in quarantena in Sudafrica, ma le domande restano senza risposta. Come ha fatto il virus Andes – il temibile ceppo di hantavirus che si trasmette anche da uomo a uomo – a salire a bordo? E chi lo ha portato?
L’ipotesi che sta guidando gli investigatori argentini è la più classica delle storie di pandemia: una coppia di turisti olandesi, lui 70 anni, lei 69, era partita mesi prima per un lungo viaggio on the road in Sudamerica. Prima di imbarcarsi a Ushuaia, la città più australe del mondo, avevano visitato il Cile e l’Argentina. Avevano fatto escursioni, camminato tra i boschi della Patagonia. E, secondo la ricostruzione che circola tra gli investigatori, avevano partecipato a un’escursione di birdwatching nei dintorni di Ushuaia, la porta d’accesso all’Antartide.
Qualche giorno dopo, a bordo, i primi sintomi. Lui è morto l’11 aprile. Lei, la moglie, lo ha seguito il 26 aprile. Una terza passeggera, una donna tedesca, è deceduta il 2 maggio. Tutti e tre per un virus che in Italia molti nemmeno conoscono, ma che in Argentina sta vivendo una stagione da record.
Tra luglio 2025 e la fine di aprile 2026, l’Argentina ha registrato 101 casi confermati di hantavirus. Trentadue di questi sono finiti in tragedia. Il tasso di letalità ha raggiunto il 31,7 per cento, più del doppio rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Per capire la portata del fenomeno, basta un numero: nella stagione precedente i decessi erano stati undici.
PaeseNews quotidiano di Terra di Lavoro online Le notizie di Caserta e provincia