SESSA AURUNCA – Omicidio Iannitti, è guerra fra preti. Quando le luci della ribalta impediscono di seguire la retta via

SESSA AURUNCA – Preti contro preti; un autentico scontro fra “bande” – quelle dei preti – ha preso corpo dall’assassinio di Vincenzo Iannitti. In queste ultime ore ci sono stati interventi, repliche e contro repliche. Parole dure dette da chi, invece, dovrebbe seminare solo amore e cercare solo concordia. Invece, probabilmente, le luci della ribalta, i riflettori che – improvvisamente e drammaticamente – si sono accesi su San Castrese e Lauro (due frazioni del comune di Sessa Aurunca) potrebbero aver abbagliato alcuni parroci impedendo loro di guardare nella giusta direzione. Si è salvato, per fortuna, quel prete che senza clamori mediatici, nel completo anonimato, ha teso una mano alla famiglia dell’assassino.
Il vescovo Don Giacomo Cirulli ha cercato di mediare, ha cercato di indicare a tutti la giusta via, quella della moderazione e del silenzio (che spesso vale oro). Purtroppo finora l’azione del vescovo non ha trovato consenso nel cuore e nella mente dei tre parroci “belligeranti”.
La “guerra fra bande” sembra essere stata innescata da Don Vittorio Simoniello – un prete originario proprio di quelle frazioni,  operante ora a Mondragone, che attraverso una lettera aperta chiedeva rispetto per un dolore che “merita silenzio, rispetto e raccoglimento”; aveva spronato i giovani a non farsi contaminare da “venti tossici, fatti di giudizi affrettati e spettacolarizzazione del dolore”; chiedeva difare scudo contro la profanazione del lutto anche attraverso banali e superficiali supposizioni”.
Parole alle quali rispose con durezza Don Alessio Leggiero, parroco di Lauro, che senza mezzi termini parlò di “atto grave di ingerenza”, “di essersi sostituito alla guida locale pastorale”.
Ieri, sulla questione, addirittura, si è riunito il consiglio pastorale di San Castrese guidato dal parroco Don Carlo Fiorenza che ha “prodotto” un documento infuocato contro Don Valentino:
“…  ci sembra del tutto irriverente ed ingrato verso la memoria del ragazzo assassinato addurre argomentazioni personali di basso profilo, come hai avuto l’ardire e la freddezza di fare e pertanto vogliamo restituire puntualmente la sedicente lettera aperta, al suo tracotante mittente, perché veramente non sappiamo cosa farci. 
Non sappiamo se questa lettera gioverà alla comunità di Lauro, parimenti destinataria dello scritto in questione, ma a questo eventualmente risponderà il suo parroco. Certamente essa non ha alcun significato per la comunità di S. Castrese che ti ignora, non ha mai ascoltato una tua predica. L’attacco a dir poco vergognoso,  destabilizzante e carico di perfido livore, potevi indirizzarlo chiaramente al nostro parroco, a cui riservi probabilmente sentimenti di gelosia, risentimento,  rancore e odio: questo abbiamo amaramente recepito. Ma noi, come comunità,  un intervento simile e fatto da te, non trova alcuna umana e tantomeno cristiana spiegazione perché in tutti questi giorni di attesa infernale:
-non ti abbiamo mai visto per rasserenare gli animi della nostra comunità tanto provata;
-non ci risulta che hai bussato a casa della mamma di Vincenzo;
insomma non hai fatto nulla che mostrasse un pizzico di attenzione per la nostra comunità tanto afflitta. Non entriamo nel merito di tante infami espressioni che hai usato nel tuo scritto, perché probabilmente sono il riflesso della tua coscienza, ma sappi che il nostro parroco:
-Si è adoperato con la famiglia del ragazzo per contribuire alle indagini di ricerca;
-è stato ogni giorno a contatto ed ha supportato costantemente la famiglia di Vincenzo, come ha riferito in qualche occasione anche la madre;
-è stato un riferimento essenziale per tutti noi, mantenendo un esemplare equilibrio in una situazione che non ha precedenti con la nostra storia, rivelandosi ancora una volta all’altezza del suo ruolo;
-ha avvicinato ragazzi e famiglie non rimanendo a piangere sull’accaduto, ma a delineare un percorso per il futuro volto a dare risposte al disagio giovanile;
-ha risposto con lucidità e coraggio a quanti sono venuti a S. Castrese per chiedere notizie, ecc.
Questa è storia, che noi possiamo confermare, ma le tue sono mere illazioni ed indebite sentenze.
Ma qual è il tuo problema allora, forse che don Carlo si sia occupato di accertarsi degli effetti del disagio giovanile, incontrando giovani di Lauro e S. Castrese per farsene carico ed organizzare qualcosa per evitare in futuro casi simili?”
Forse è qui la genesi del problema: il nostro parroco ha promosso evidenti strutture e percorsi di socializzazione e tu dovresti imitarlo non combatterlo come un nemico.
Allora ti consigliamo un cammino di conversione per smaltire tanto veleno e rabbia che ti turbano, dopodiché vieni tra noi e condividiamo fraternità ed amore.

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