Teano – Si è provato a negare, a minimizzare, perfino ad accusare di falsità una madre (coraggiosissima) e la nostra testata giornalistica che ha deciso di darle voce. A quella protesta, garbata e civile, tesa solo ad ottenere il riconoscimento di un sacrosanto diritto, la dirigente dell’Istituto Laurenza di Teano, rispose con un comunicato vuoto, burocratico, privo di qualunque sensibilità pedagogica e di rispetto per i diritti delle categorie protette.
Ma oggi la realtà presenta il conto. E lo fa senza possibilità di interpretazione alcuna. Gli Organi Collegiali sono stati costretti a tornare sui propri passi e a sospendere le attività del progetto “CERAMICA INCLUSIONE E CREATIVITÀ”, come aveva decretato sconcertato il vice Presidente del Consiglio Regionale Luca Trapanese.
Questo è il suono di una smentita clamorosa dei fatti.
È la prova evidente che si è sbagliato.
E’ la prova concreta che la nostra testata (e la madre coraggiosa) raccontavano la verità mentre le bugie le hanno raccontate altri, sostenuti dal solito “stormo di lecchini” preoccupati di poter perdere la beccata della solita “pastura”.
Quindi non era l’alunno “ingestibile”. Non erano gli spazi “insufficienti”. Non c’era alcuna emergenza organizzativa.
C’era solo una volontà distorta con una decisione sbagliata.
E si è tentato di difendere quest’azione sconsiderata fino all’ultimo, anche a costo di negare l’evidenza. Anche la stessa scelta del plesso di Pugliano, poi si è rivelata e inadeguata. E il tentativo di coprire l’atto di esclusione dietro formalismi burocratici è ancora più grave, perché tradisce il principio fondamentale della scuola pubblica: l’inclusione non è facoltativa, è un dovere.
La verità è semplice: non era falso nulla.
Si voleva solo nascondere un errore. E quando una scuola arriva a questo punto – a difendere l’indifendibile pur di non ammettere di aver sbagliato – non è solo un problema amministrativo.
È un problema culturale, profondo, preoccupante. La sospensione delle attività dimostra chiaramente che nulla di quanto denunciato era falso. Al contrario, si è tentato di coprire una decisione discutibile dietro giustificazioni amministrative, sacrificando ciò che dovrebbe essere il fondamento stesso della scuola: l’inclusione reale, non solo proclamata.
Quando si arriva a negare diritti fondamentali pur di difendere decisioni presentate come ineccepibili, non siamo più di fronte a un errore: siamo di fronte a una visione distorta della scuola, dove il potere prevale sulla persona.
E questo, in uno Stato di diritto e in una scuola pubblica, non è accettabile.
Resta un ultimo rammarico: l’incapacità (ma anche il coraggio) da parte della dirigenza scolastica del Laurenza di chiamare la madre del bimbo escluso per chiarire la vicenda e stringersi la mano. Ma non è mai troppo tardi.
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