TEANO – A volte il silenzio è oro. Spesso a difendere l’indifendibile si creano guai ancor peggiori. E la replica di Musella allo sfogo di una madre delusa per l’esclusione del suo bimbo da un progetto PON è stato devastante ancor più della stessa esclusione. E’ stato devastante perché ancor più discriminatorio della stessa esclusione.
Chiaramente la Musella si è scagliata contro la madre – vera vittima della vicenda insieme al suo bimbo – e contro la nostra testata, accusandoci di dire falsità. Ma lei stessa nel testo della replica, in effetti, conferma l’esclusione di “bimbi difficili”. Quindi, eccellentissima Musella, quali sarebbero le falsità? Probabilmente albergano solo nella sua mente. (guarda il video dell’intervista alla madre del bimbo escluso)
Chiaramente poi Musella, nella sua inopportuna replica, è stata sostenuta da uno “stormo” di lecchini gran parte dei quali sono mossi da “sani” interessi di parte.
L’intervento di Trapanese: (guarda il video dell’intervento di Trapanese)
Anche Trapanese vice presidente del Consiglio Regionale – persona espertissima di disabilità e servizi sociali in favore dei meno fortunati – interviene e bacchetta la dirigente scolastica Musella – figura che da qualche anno guida l’istituto Vincenzo Laurenza di Teano – e afferma: “il comunicato di replica firmato da Musella è ancora più discriminatorio e il Pon non può iniziare senza i bimbi esclusi”.
Trapanese – che vive tra Marzano Appio e Napoli – promette di investire della vicenda ogni autorità competente per imporre alla Musella il rispetto delle regole e la tutela dei bimbi più fragili.
Le parole del vice presidente della Regione Campania:
A Teano, presso l’Istituto Comprensivo Vincenzo Laurenzano, è accaduto un fatto che non può essere derubricato a semplice scelta organizzativa: dei bambini con disabilità sono stati esclusi da un PON. Un progetto che, tra l’altro, porta un titolo che suona come una promessa: “Creare con la ceramica: inclusione e creatività”.
E invece, proprio da quel laboratorio, quei bambini non potranno entrare.
Ho letto con attenzione la nota della dirigente scolastica Fiorella Musella. E, al di là delle ricostruzioni, ci sono parole e passaggi che preoccupano profondamente. Si descrivono bambini come “irrequieti”, “oppositivi”, “non adatti” a partecipare.
Si sostiene che l’esclusione possa essere addirittura “educativa”. E soprattutto, si utilizza più volte un’espressione che non può passare inosservata: si parla di “valutazione del comportamento inferiore” rispetto agli altri alunni ammessi. Il termine inferiore, ripetuto e riferito ai bambini, non è neutro.
È un termine che introduce una gerarchia tra persone. È un termine che, in un contesto educativo, rischia di diventare profondamente discriminante. Perché nella scuola non esistono bambini “inferiori”.
Esistono bambini con bisogni diversi, con tempi diversi, con percorsi diversi. E soprattutto, i criteri di selezione adottati – basati prevalentemente sulla valutazione del comportamento – risultano nettamente in contrasto con le finalità stesse del progetto, che richiama esplicitamente inclusione e creatività.
No. Questa non è educazione. (guarda il video dell’intervento di Trapanese)
Questa è una visione culturale che rischia di diventare discriminatoria. Perché la scuola pubblica italiana si fonda su un principio semplice: l’inclusione non è un premio. È un diritto.
E non può essere subordinata al comportamento, alla “gestibilità” o alla comodità organizzativa. L’inclusione si misura quando è difficile.
Si misura quando si sceglie di non lasciare indietro nessuno.
Come Vicepresidente del Consiglio regionale della Campania, e come persona che da anni lavora sul tema della disabilità, considero quanto accaduto estremamente grave.
Per questo motivo chiederò formalmente all’Assessore regionale competente di intervenire per verificare quanto accaduto e garantire il rispetto dei principi di inclusione sanciti dalla normativa vigente.
Allo stesso tempo, credo sia necessario dirlo con chiarezza:
il PON non può iniziare senza i bambini che sono stati esclusi.
Non è una posizione ideologica.
È una questione di diritti e di civiltà. Perché una scuola che esclude, non sta educando. Sta semplicemente scegliendo chi è più facile da gestire. (guarda il video dell’intervento di Trapanese)
L’intervento di Trapanese
L’intervista alla madre del bimbo escluso
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