Sparanise – La certezza è fornita dagli investigatori (dai carabinieri del ROS) e dalla Procura Antimafia di Napoli che hanno condotto una indagine sul clan Zagaria; una inchiesta partita nel 2019 che coinvolge quasi una cinquantina di persone di cui oltre venti colpite da misura cautelare con restrizione della libertà personale. Gli investigatori si sono soffermati, nell’ambito della complessa indagine, anche sul sistema di comunicazione fra alcuni degli indagati, fra cui BIANCO Carlo, GRANATA Giuseppe e GAROFALO Giovanni. Per evitare il pericolo di intercettazioni, il gruppo escogitò un sistema basato su utenze “dedicate”. In sostanza il gruppo composto da una decina di persone utilizzavamo dei telefoni di scarso valore commerciale (tipo usa e getta) con delle schede che si procuravano da un rivenditore di Sparanise, popoloso centro dell’Agro Caleno. Il numero di queste schede era particolarmente elevato, a volte cambiavamo utenza e telefono anche tre volte a settimane, distruggendo le stesse ogni qual volta qualcuno di loro veniva fermato e controllato dalle forze dell’ordine.
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