(di Libero Del Monte) – La Riforma della Magistratura (e non della Giustizia come giustamente era stato autorevolmente osservato da qualcuno) rischiava di diventare una modifica della Carta Costituzionale di esclusiva matrice governativa, laddove il sì avesse prevalso sulle ragioni e sui numeri del No. Ciò avrebbe significato che lo schema originario, i principi fondamentali dello Stato di Diritto, il sistema di equilibrio e bilanciamento dei poteri, le garanzie inderogabili scritte dai Nostri Padri Costituenti il 02 giugno 1946 sarebbero state stravolte da un riforma che, sottraendo ad un Organo Unitario di livello e rango Costituzionale – il Consiglio Superiore della Magistratura – molti poteri esercitabili sui propri Magistrati avrebbe finito, da un lato, con l’assoggettare sempre di più i Sostituti Procuratori al controllo Ministeriale / Governativo, dall’altro a minare quella autonomia ed indipendenza del potere giudiziario che è essa stessa garanzia per una corretta amministrazione della Giustizia e per gli stessi cittadini in nome (le Sentenze sono pronunciate “in nome del popolo Italiano)”…. dei quali è amministrata. Ed allora, trasferendoci per un attimo sul piano soggettivo e delle singole personalità, il risultato sarebbe stato che Norme, regole, garanzie e principi scritti da persone del calibro scientifico e della caratura morale del livello di Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Umberto Terracini, Piero Calamandrei, Enrico De Nicola, Luigi Einaudi, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Lina Merlin, Maria Federici Agamben Angela Gotelli (solo per citarne alcuni) sarebbero state “corrette”, “modificate” e sostanzialmente “riscritte” dagli attuali parlamentari e governativi Nordio, Tajani, Del Mastro, Santanche’, Donzelli, Salvini fino ad arrivare, a livello locale della Provincia di Caserta, ai parlamentari Cangiano, Zinzi, Cerreto e via dicendo. La scelta che si nascondeva, dunque, dietro al Si o al No era ed è molto di più di ciò che poteva sembrare. Era la scelta sul “se” l’attuale Carta Costiruzionale poteva essere modificata per mano prevalentemente governativa con la strada frettolosamente scelta dall’attuale maggioranza, oppure NO. Eravamo, infatti, chiamati a votare al referendum perché la riforma proposta non aveva ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento ed il governo, anziché prendere atto della mancanza di una condivisione di vedute su larga scala e favorire un dibattito (come era auspicabile e normale in un Democrazia degna di questo nome) ha preferito procedere a colpi di maggioranza con un procedimento “blindato”: dopo la prima approvazione, per le altre tre votazioni previste non è stato possibile presentare emendamenti. Si è così arrivati in fondo con lo stesso testo con cui era iniziato il percorso d’approvazione (non superato). Nella storia della Repubblica Italiana è la prima volta che una riforma della Costituzione correva il rischio di essere approvata in questo modo. A quanto pare, però, gli Italiani hanno scelto di impedire che ciò che i Nostri Padri Costituenti hanno saggiamente scritto a tutela e garanzia dello Stato Democratico anche attraverso la scelta di una netta separazione tra i poteri ed un altrettanto netta autonomia, costituzionalmente garantita, della Magistratura vista nella sua unitarietà anche quanto ad appartenenza dei singoli Magistrati alla medesima Istituzione non possa, non debba ma soprattutto non meriti di essere modificato dai nomi della attuale maggioranza di governo. Sicuramente ci sono dei correttivi che andrebbero apportati ma non con questo metodo, non in questo modo, non a colpi di maggioranza di Governo. Gli Italiani lo hanno scritto chiaramente: la Costituzione, in questo caso, non si tocca. La Dal suo canto la Magistratura tutta ne esce rafforzata da questo Referendum e si spera che sappia fare ammenda di molti errori, pur commessi negli anni, e saggiamente si renda lei per prima promotrice di una riforma ampia, condivisa, tecnica ed idonea a renderla ancora più forte ed ancora di più potere Statale da tutelare e da salvaguardare per il bene di tutti i cittadini e per il nome superiore della Giustizia vera.
PaeseNews quotidiano di Terra di Lavoro online Le notizie di Caserta e provincia