Mondragone – Truffa e corruzione, Zannini davanti ai giudici del Riesame

Mondragone – Fra pochi giorni Giovanni Zannini sarà davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Napoli ai quali i difensori di fiducia di Zannini si sono rivolti per ottenere la cancellazione della misura cautelare che da circa 15 giorni costringe il consigliere regionale di Mondragone in esilio, oltre i confini della Campania e delle regioni confinanti. E’ un appuntamento cruciale per il politico casertano, in caso di conferma della misura la situazione diventerà molto pesante e servirà molto tempo, a Zannini, per poter ritornare in Campania. Al contrario, invece, se i giudici del Tribunale della Libertà di Napoli accoglieranno il ricorso cancellando la misura cautelare a carico di Zannini, si aprirà una fase nuova e il ritorno in “campo”, quello politico dello stesso Zannini.
La vicenda:
La Procura della Repubblica voleva l’arresto in carcere per il consigliere regionale Giovanni Zannini. Invece, il Gip ha ritenuto giusta applicare solo un divieto di dimora in Campania per il potente politico mondragonese. Stessa misura cautelare anche a carico degli imprenditori Paolo e Luigi Griffo coinvolti nella maxi indagine dei carabinieri del gruppo di Aversa sui fondi Invitalia. Conseguenza dell’esilio dalla Regione Campania è l’incompatibilità della funzione di consigliere ragionale. Giovanni Zannini quindi è sospeso e sostituito con la prima nella lista dei non eletti, l’assessora di Castel Volturno Angela Parente.
Il consigliere regionale, destinatario di una perquisizione da parte dei carabinieri del gruppo di Aversa, risulta indagato per corruzione e concussione. In particolare, le indagini condotte dai militari hanno consentito di evidenziare irregolarità nel rilascio del permesso a costruire per la realizzazione del nuovo impianto produttivo, lo stabilimento caseario per la produzione di mozzarelle a favore degli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, nonché l’induzione in errore dell’Invitalia S.p.A. nell’ambito della procedura relativa alla richiesta di agevolazioni avanzata dalla società in oggetto.  Il permesso a costruire sarebbe stato rilasciato dal Comune di Cancello ed Arnone in assenza di una preventiva Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA), valutazione necessaria nella considerazione che lo stabilimento da realizzarsi sarebbe sorto in prossimità dell’alveo del fiume Volturno, ovvero in prossimità di un’ area sottoposta a tutela in quanto ricadente nella rete NATURA2000.  Gli imprenditori, con il supporto del consigliere regionale Giovanni Zannini, si sarebbero adoperati per superare l’assenza della VINCA, già rilevata dall’Ufficio Speciale Valutazioni ambientali della Regione Campania, che avrebbe comportato la non erogazione dei contributi richiesti per la realizzazione dell’impianto dalla società in oggetto ad INVITALIA – Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A., (società partecipata interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze). In particolare, hanno ottenuto la disponibilità del Comune di Cancello ed Arnone a richiedere alla Regione Campania la delega in materia di valutazione di incidenza ambientale, previa convenzione con il Comune di Castello del Matese, comune già delegato dalla Regione Campania e presso il quale era costituita una Commissione Ambiente. Ottenuta la delega, la Commissione Ambiente del Comune di Castello del Matese ometteva di procedere ad adeguata istruttoria tecnica sulla richiesta di parere avanzata dalla società nonostante le gravi carenze dello studio ambientale, redatto solo formalmente secondo la normativa vigente. La Commissione ambiente sarebbe anche stata indotta in inganno dal contenuto di una relazione tecnica asseverata, predisposta dai tecnici di parte incaricati, nel corpo della quale i lavori venivano descritti come “da realizzare”, nonostante l’impianto fosse stato già costruito. Ottenuto il parere di non assoggettabilità a Vinca, rilasciato illegittimamente dalla Commissione Ambiente del Comune di Castello del Matese, gli imprenditori inducevano in inganno la Invitalia S.p.A. circa la sussistenza del requisito, cosi ottenendo la corresponsione della somma di circa 4 milioni di euro in parte a titolo di anticipazione a fondo perduto e in parte a titolo di finanziamento agevolato. Per il suo intervento Zannini avrebbe ricevuto dai Griffo una gita sullo yacht “Camilla”.

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