Giancarlo Pagliaro, reo confesso dell'omicidio di Magrino

Mondragone / Cellole – Omicidio Magrino: le contraddizioni di De Martino, le macchie di sangue sulla Panda le videochiamate e i braccialetti elettronici

Mondragone / Cellole – Il delitto di Luigi Magrino resta, sotto tanti aspetti, ancora avvolto dal mistero. Restano da chiarire ancora diverse cose, così come resta ancora introvabile l’arma del delitto, quella pistola utilizzata dall’assassino – Giancarlo Pagliaro – per esplodere due colpi contro la vittima e poi usata come clava per colpire ripetutamente al volto Magrino, ormai esanime sul sedile di guida. L’indagine – condotta dal colonnello Bandelli del Reparto Territoriale di Mondragone – ha messo in luce anche un altro aspetto legato alla presenza di Pasquale De Martino, parente del titolare dell’area di servizio Agip, spazio nel quale si consumò il delitto.
Il raccontro del testimone
Secondo il racconto fornito dallo stesso De Martino, sarebbe giunto nell’area di servizio già quando l’assassino – Pagliaro – si accaniva contro la vittima colpendola ripetutamente al volto e alla testa. Quindi sarebbe giunto nell’area di servizio dopo gli spari. Una versione subito apparsa poco coerente con i fatti, soprattutto con la presenza di sangue sulla Panda con cui De Martino giunse sul luogo del delitto.
La sangue di Magrino sulla Panda
Infatti, secondo la Procura, la presenza di quel sangue testimonia che De Martino a bordo della sua vettura si sarebbe affiancato alla Jeep in cui si trovavano Magrino e Pagliaro prima degli spari; quando Pagliaro avrebbe esploso i colpi contro il suo amico Luigi, il sangue sarebbe schizzato anche all’esterno colpendo la vettura di De Martino. Durante i rilievi eseguiti dagli investigatori, subito dopo il delitto, la vettura di De Martino veniva localizzata in una posizione diversa, ben distante dalla Jeep di Magrino. Perché fu spostata?
De Martino, inoltre, affermò di essere passato lì per caso, di essere entrato nel distributore per cose sue e di essere intervenuto in aiuto di un’altra persona che tentava di tirare fuori dalla Jeep Pagliaro, che si accaniva sul corpo di Magrino.
L’incontro con Pagliaro
Durante gli interrogatori, però, De Martino riferisce di aver incontrato, qualche ora prima del delitto, proprio Giancarlo Pagliaro, il quale gli avrebbe detto che si stava recando al distributore Agip per incontrare Magrino. Pagliaro appariva ottimista perché, disse, Magrino aveva finalmente sbloccato una polizza di oltre mezzo milione di euro.
La videochiamata
Le indagini hanno accertato che l’assassino – Giancarlo Pagliaro – effettuò una videochiamata sull’utenza telefonica di De Martino, una videochiamata di 20 secondi effettuata alle ore 09:39, cioè circa un’ora prima dell’omicidio. In merito a tale videochiamata De Martino non fornisce alcun chiarimento agli investigatori.
I braccialetti elettronici:
Sia la vittima, Luigi Magrino, sia il testimone, Pasquale De Martino, erano gravati dall’applicazione del braccialetto elettronico. Un dispositivo elettronico applicato come misura cautelare per stalking a carico della moglie (per Magrino) e della convivente (per De Martino). I carabinieri del reparto territoriale di Mondragone hanno potuto quindi ricostruire con estrema precisione l’arrivo dei due all’interno del distributore Agip, ubicato nel cuore della città. L’arrivo di Magrino è fissato alle ore 10:26 mentre l’arrivo di De Martino è fissato alle ore 10:30, cioè 4 minuti dopo. La chiamata alla centrale operativa, in cui si chiede l’intervento per il delitto, giunge alle ore 10:40.
I dubbi sulla lite

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