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TEANO – Scandalo cimitero di Caserta, Macrino ritorna libero

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TEANO – Scandalo al cimitero di Caserta, Macrino torna libero. Lo ha stabilito il giudice del riesame. Fondamentale, probabilmente, il mutato stato fra il dipendente e il municipio casertano. Infatti il dirigente dallo scorso primo novembre è ufficialmente in pensione. Quindi in una posizione  per la quale non esistono più esigenze cautelari.

La storia: Pochi giorni fa, a seguito di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Procura della  Repubblica presso il Tribunale di S.M. Capua Vetere e delegate ai Carabinieri della Compagnia di  Caserta, è stata data esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 3 indagati Macrino Carmine, Fiorillo Alfredo, Della Peruta Filippo. Detti soggetti sono ritenuti responsabili, di vari reati: art. 416 c.p. (associazione per  delinquere), art. 61-640 c.p. (truffa aggravala), art. 323 c.p. (abuso d’ufficio), artt. 476 c.p., 479 c.p., 477 c.p. (falsità materiale ed ideologica commessa da l’.U. in alti pubblici e in certificati e/o  autorizzazioni amministrative), art. 319 c.p. (corruzione), artt. 468 e 471 c.p.  (contraffazione ed uso  di strumenti destinati a pubblica autenticazione o certificazione), 485 c.p. (falsità in scrittura  privata). 633-639 bis c.p. (occupazione sine titillo di suolo pubblico). Va anche evidenziato che per detti fatti, per i quali sono stati complessivamente indagati oltre  30 soggetti, pende già richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 18 persone (l’udienza  preliminare è fìssala per il prossimo 9 ottobre 2013). Infatti, va rilevato che l’esecuzione della  misura giunge a circa da tre anni da quando ne fu fatta richiesta da parte della Procura, in quanto la  fondatezza dell’attenta ed innovativa impostazione accusatoria di quest’Ufficio proposta nella fase  cautelare, a seguito di rigetto sia da parte del GIP sia da parte del tribunale del Riesame – le cui motivazioni quest’Ufficio non condivideva -, è stata riconosciuta, per la prima volta, solo dalla Cassazione (V sez. -sentenza 40415U2) che accoglieva integralmente il ricorso di questa Procura  e confermava la correttezza dell’impianto accusatorio.
A seguito dell’annullamento con rinvio disposto dalla SC. il Tribunale del Riesame di Napoli, in data 22\2\13 disponeva le misure suddette. In data 26/9/13 la SC rigettava il ricorso degli indagati  contro il citato provvedimento del Tribunale del Riesame.  L’indagine ha accertato una serie di illeciti concernenti l’assegnazione, l’edificazione e  l’occupazione di suoli e cappelle funerarie all’interno del Cimitero di Caserta ed ha avuto inizio alla fine del 2009 a seguito di due denunce-querele sporte da altrettanti cittadini casertani, i quali,  credendo di aver acquistato secondo legge un suolo nel cimitero di Caserta. sul quale erigere un cappella funeraria per i defunti della propria famiglia, si accorgevano che, sul medesimlo da loro  acquistato, era stata già eretta una cappella da altro soggetto non legittimato.
Da tale spunto investigativo iniziava una lunga serie di accertamenti,  effettuati con puntualità e solerzia dai Carabinieri della Compagnia di Caserta. all’uopo delegati, dai quali emergeva un sistema di truffe, perpetrato con continuità, ed organizzato da vari soggetti (tra cui  alcuni dirigenti e dipendenti dei Comune di Caserta ed altre persone titolari di imprese edili private) i quali hanno dato vita ad una associazione a delinquere finalizzata alla commissione degli illeciti suddetti e che ponevano in essere una serie di truffe in danno di privati cittadini, per un  volume d’affari che ammonta a un totale di circa 2 milioni di euro.  In pratica gli indagati, avvalendosi del loro ruolo professionale nonché dell’incarico istituzionale ricoperto all’interno del Comune di Caserta, circostanza idonee sia ad avvalorare le loro proposte truffaldine sia a “coprire” gli illeciti svolgendo essi stessi il ruolo di controllori all’interno dell’area cimiteriale casertana e con la complicità consapevole dei titolari di ditte edili private, nonché di persone che svolgevano il ruolo di “procacciatori”, venivano in contatto con cittadini che. dovendo fronteggiare l’improvvisa scomparsa di un congiunto, e ritenendo di aver attivato una legittima procedura per ottenere la concessione cimiteriale (ed invero gli stessi si rivolgevano a funzionar! comunali addetti ai vari servizi cimiteriali ed edilizi), venivano raggirati in quanto ricevevano falsa documentazione amministrativa ed effettivamente entravano nella disponibilità di latto di suoli e/o cappelle. Quindi, le vittime, ritenendo di aver seguito una legittimaprocedura amministrativa, inconsapevoli della falsità della documentazione loro consegnata, elargivano ingenti somme di denaro per inesistenti cessioni e/o concessione di suoli cimiteriali, che, nella realtà, erano rimasti nella proprietà dei legittimi assegnatari e non ancora utilizzati. In sostanza, grazie alla complicità di dipendenti del comune di Caserta coinvolti nella truffa, gli  imputati eludevano l’iter per l’assegnazione in concessione dei suoli  cimiteriali da parte dell’Ente  Comunale ai cittadini in possesso dei prescritti requisiti, ed effettuavano una commercio illecito e truffaldino delle aree pubbliche consentendo illecite occupazione da parte dei truffati ed escludendo i legittimi assegnatari.
Il “sistema” ha funzionato per lungo tempo in quanto hanno operato vari soggetti aventi  ruoli diversificati ed idonei a rendere difficilmente rilevabile la truffa, ovvero: / pubblici funzionari, i quali garantivano e consentivano le illecite occupazioni, approntavano la falsa documentazione e, quando sorgeva qualche problema ma “sistemavano” in qualche modo la situazione consentendo il perdurare delle occupazioni illecite e, talora, tacitando i legittimi  assegnatari consentendo che gli stessi, a loro volta, occupassero abusivamente altri suoli; gli “imprenditorr che avevano i contatti con le vittime, incassavano quanto dovuto per i lavori e  realizzavano, o simulavano di aver realizzalo le opere; / “procacciatori” il cui compito principale era quello di contattare i privati “pubblicizzando” la possibilità di ottenere facilmente, senza impegnarsi in prima persona in estenuanti “iter burocratici”.

I nomi dei 18 indagati
Nicola Notaristefano, 44 anni, residente a Castel Morrone;
Giovanni Antonucci, 52 anni, residente a Caserta;
Alfredo Fiorillo, di 55 anni, residente a Casagiove;
Massimiliano Fiorillo, di 27 anni, residente a Casagiove;
Filippo Della Peruta, di 62 anni, residente a Casagiove;
Pietro Fiorillo, di 28 anni, residente a Caserta;
Elia Rubino, di 61 anni, residente a Caserta;
Antonio Di Giacomo, di 52 anni, residente a Caserta;
Vincenzo Porfidia, di 53 anni, residente a Caserta;
Luigi Torromacco, di 53 anni, residente a Caserta;
Nicola Letizia, di 58 anni, residente a Caserta;
Angelo Ponticelli, di 55 anni, residente a Caivano;
Carmine Macrino, di 64 anni, residente a Teano;
Roberto Vardaro, di 71 anni, residente a Caserta;
Vittorio Palladino, di 52 anni, residente a Caserta;
Annunziata Lallo, di 49 anni, residente a Caserta;
Giovanni Natale, di 51 anni, residente a Caserta;
Giuseppe Salzillo, di 50 anni, residente a Marcianise.

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