Dragoni – Non intendo fornire l’ennesima replica, perché il dissenso politico non necessita di autorizzazioni né di giustificazioni: ciò che ho espresso è una valutazione amministrativa legittima e pienamente nel mio ruolo istituzionale. Ciò che invece merita una risposta chiara è quanto letto nelle dichiarazioni social del sindaco e di alcuni amministratori, dalle quali emerge il tentativo — evidente e maldestro — di spostare l’attenzione dall’episodio grave verificatosi in aula consiliare, concentrandosi solo su dettagli temporali secondari. Il punto politico resta uno solo: in un luogo istituzionale si è verificata un’aggressione verbale, e questo non può essere relativizzato né minimizzato.
Ancora più grave è il comportamento del signor Giuseppe Micco, marito del sindaco, il quale si è inserito con atteggiamento inopportuno e arrogandosi un ruolo che nessun cittadino gli ha mai conferito. È legittimo domandarsi a quale titolo egli intervenga nel confronto politico-amministrativo e per quale ragione tale condotta venga tollerata, se non addirittura implicitamente legittimata.
La giustificazione secondo cui fosse presente per il ritardo del sindaco appare francamente pretestuosa: i consigli comunali sono sedute pubbliche e chiunque può assistervi. Proprio per questo, il problema non è la presenza, ma il comportamento e l’atteggiamento assunto, che nulla hanno a che vedere con il ruolo di semplice cittadino spettatore.
Su questi fatti è necessario fare chiarezza. Le istituzioni non sono luoghi privati né spazi di influenza familiare: sono sedi pubbliche, regolate da ruoli, limiti e responsabilità. E tali devono restare.
(nota a cura del consigliere Luigi Rotondo)
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