Mondragone – Il consigliere regionale Giovanni Zannini ha scelto di non comparire davanti ai magistrati che lo avevano convocato insieme all’altro indagato, Biagio Esposito. I due erano destinatari di un invito a comparire nell’ambito di una nuova inchiesta per presunta corruzione. La decisione, pienamente legittima, è stata assunta per consentire agli indagati e ai rispettivi legali di esaminare preventivamente gli atti prima di eventuali dichiarazioni. Zannini, consigliere regionale di Forza Italia, l’audizione è stata formalmente rinviata a dopo il 4 febbraio, giorno in cui è già fissato l’interrogatorio preventivo davanti al gip Daniela Vecchiarelli, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di arresto avanzata dalla Procura lo scorso agosto. L’invito a comparire rientra in un filone investigativo dei carabinieri che riguarda un periodo precedente alle elezioni regionali del novembre 2025, tornata nella quale Zannini è stato rieletto con oltre 32mila preferenze. Secondo l’impostazione accusatoria dei pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, Esposito avrebbe promesso un sostegno elettorale strutturato in favore del consigliere regionale, ricevendo in cambio l’impegno a favorire assunzioni all’interno di società partecipate da enti locali. In particolare, l’accordo avrebbe riguardato il nipote di Esposito, figlio della consigliera comunale Dora Esposito, e Paolo V., figlio di un collega della stessa Dora. Le assunzioni, secondo gli inquirenti, avrebbero dovuto concretizzarsi prima della consultazione elettorale, con Esposito già attivo dal settembre 2025 nella raccolta di consensi, assumendo il ruolo di vero e proprio “grande elettore”. Pressioni analoghe sarebbero state esercitate coinvolgendo anche Francesco Cerreto e Nicola Gentile.
Giovanni Zannini
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