Bellona – Bancomat sventrato, nuovi riscontri sul raid: denaro recuperato, tracce materiali e piste investigative che si allargano

Bellona (di Carlo Pascarella) – Il boato che nella notte del 23 gennaio 2026 ha squarciato il silenzio di Bellona non ha esaurito i suoi effetti con la distruzione dello sportello automatico. A distanza di ore, mentre le macerie venivano rimosse e l’area messa in sicurezza, sono emersi elementi ulteriori che stanno ridefinendo la lettura investigativa del colpo. Non si è trattato soltanto di un’azione rapida e violenta, ma di un intervento criminale che lascia dietro di sé segni materiali, anomalie operative e interrogativi aperti. Dettagli che, nella loro apparente marginalità, rappresentano oggi il cuore dell’approfondimento investigativo.  Durante i sopralluoghi successivi all’esplosione, eseguiti con maggiore accuratezza alla luce del giorno, i carabinieri hanno rinvenuto sul selciato circa seimila euro in contanti, verosimilmente fuoriusciti dallo sportello a seguito della deflagrazione e non recuperati dal gruppo in fuga. A poca distanza dal punto dell’assalto sono state individuate altre banconote danneggiate, alcune parzialmente combuste, compromesse sia dall’onda d’urto sia dai sistemi di sicurezza passiva dell’Atm, progettati per rendere inutilizzabile il denaro in caso di manomissione violenta.
Un dato, questo, che introduce una prima riflessione investigativa: il bottino effettivamente sottratto potrebbe risultare inferiore alle attese del commando, oppure il colpo potrebbe aver incontrato ostacoli tecnici non preventivati. La dispersione del denaro e la presenza di residui cartacei alterati suggeriscono un’azione interrotta o comunque conclusa in condizioni di urgenza, compatibili con una fuga anticipata. Parallelamente, gli specialisti dell’Arma stanno concentrando l’attenzione sulla natura dell’esplosivo impiegato. Le modalità dell’attacco richiamano tecniche già osservate in altri contesti, ma la quantità e la disposizione del materiale detonante, così come l’effetto prodotto sulla struttura metallica dello sportello, sono oggetto di analisi comparativa. L’obiettivo è stabilire se l’episodio di Bellona possa essere ricondotto a un modello operativo già noto o se presenti caratteristiche autonome.
In questo quadro si colloca l’attività coordinata dei Carabinieri della Compagnia di Capua, affiancati dalla Stazione di Vitulazio, sotto la direzione del comandante Crescenzo Iannarella, impegnati nella ricostruzione minuziosa di ogni fase dell’azione. L’attenzione si concentra sia sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, sia sulle tracce lasciate lungo le possibili vie di fuga, che vengono vagliate anche in relazione ad episodi analoghi registrati nel territorio campano e in altre aree del Paese.
Sul piano delle ipotesi investigative, il ventaglio resta volutamente ampio. Viene presa in considerazione la possibile responsabilità di gruppi strutturati riconducibili a bande rom o a organizzazioni criminali dell’Europa orientale, già note per l’uso di esplosivi negli assalti agli Atm. Tuttavia, gli inquirenti non escludono scenari alternativi: professionisti italiani, dotati di competenze tecniche elevate e di una conoscenza approfondita dei dispositivi bancari, potrebbero aver agito in autonomia o in collaborazione con soggetti esterni.
Un’ulteriore linea di approfondimento riguarda la tempistica dell’azione. L’assalto è avvenuto in una fascia oraria che garantisce un ridotto presidio umano, ma non totale assenza di traffico, elemento che suggerisce una valutazione attenta del rischio e una pianificazione preliminare. Anche la scelta del luogo, già segnalata nel primo articolo, viene riletta alla luce delle nuove evidenze emerse sul campo.
Nel frattempo, l’area interessata continua a essere monitorata e il fascicolo investigativo si arricchisce di dati tecnici, rilievi fotografici e comparazioni balistiche indirette. Ogni elemento, anche quello apparentemente secondario, viene inserito in una griglia di analisi più ampia, che mira a ricostruire non solo il “come”, ma soprattutto il “chi” e il “perché” di un’azione che ha colpito duramente la percezione di sicurezza della comunità locale.
L’assalto al bancomat di Bellona, dunque, non si chiude con il fragore dell’esplosione. Al contrario, si prolunga nel tempo dell’indagine, in un lavoro silenzioso e metodico che potrebbe riservare sviluppi significativi nei prossimi giorni.

Guarda anche

Dragoni – Consiglio comunale e “mariti” nervosi, la lezione di Rotondo

Dragoni – Non intendo fornire l’ennesima replica, perché il dissenso politico non necessita di autorizzazioni …