PIGNATARO MAGGIORE – Il confronto politico a Pignataro Maggiore si sposta sui social dopo la recente caduta dell’amministrazione guidata da Palumbo, durata appena otto mesi, e riaccende una discussione di fondo su chi e come debba governare il Comune. A intervenire è stato l’ex sindaco ed ex presidente della Provincia Giorgio Magliocca, che dal suo profilo ha lanciato una proposta definita “semplice ma rivoluzionaria”, chiedendo per i futuri candidati alle comunali un curriculum obbligatorio con conoscenze di base del diritto degli enti locali, un’esperienza nel volontariato o nell’associazionismo e, soprattutto, un certificato medico che attesti la piena integrità mentale, motivando la provocazione come “prevenzione istituzionale” alla luce delle ultime vicende politiche. La presa di posizione ha suscitato reazioni immediate, tra cui quella del concittadino Giovanni Loasses, che ha contestato l’impostazione di Magliocca spostando il tema dal possesso dei titoli alla volontà politica. Secondo Loasses il politico deve avere visione e coraggio, mentre la competenza tecnica spetta ai funzionari, e l’idea di subordinare la candidatura a un curriculum rischia di violare diritti civili e di escludere operai, agricoltori e commercianti, trasformando la democrazia in una moderna aristocrazia dei “colti”. Nel suo intervento ha ricordato che anche le amministrazioni recenti non erano prive di titoli e che il vero problema non è l’assenza di competenze, ma la debolezza della programmazione e della volontà politica. Il nodo, sostiene, resta la sovranità popolare: l’unico esame ammesso è quello delle urne e solo gli elettori possono “licenziare” un amministratore inadeguato. Il botta e risposta, nato all’indomani della crisi amministrativa, mostra una comunità ancora scossa che discute non solo di responsabilità immediate, ma del modello stesso di rappresentanza e di selezione della classe dirigente locale.
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