SESSA AURUNCA – Funerali vietati a Benito, la figlia: aiutatemi. Mi sono inginocchiata davanti all’ispettore. Papà non era un criminale.

Sessa Aurunca – Ernestina Lauretano è indignata e incredula davanti all’ordine emesso dalla Questura di Caserta che ha vietato la celebrazione dei funerali del padre, Benito Lauretano. Ha chiesto aiuto al sindaco di Sessa, al comitato Festa affinché non fosse negato al padre l’ultimo suo diritto, quello di essere salutato con un funerale.  La donna ha pubblicato un post sul proprio profilo social  per denunciare l’accaduto, per manifestare la propria incredulità e la propria indignazione: “Oggi a mio padre è stato tolto anche l’ultimo diritto: quello di essere salutato con un funerale. Papà si chiamava Benito. A Sessa Aurunca lo conoscono tutti. Un uomo buono, un grande lavoratore, sfruttato per una vita intera, che ha conosciuto solo fatica, sudore e sacrifici. Mai una vacanza, mai una pausa, eppure sempre una parola gentile per chiunque incontrasse. Era un uomo di chiesa, devoto a Gesù. Chi lo incontrava la mattina presto lo sentiva dire che andava “a trovare Gesù”. Ha vissuto nel silenzio, nell’onestà, nella fede.
E oggi, per colpe che non sono le sue, gli viene negato il funerale. Per un legame di parentela che non racconta minimamente chi fosse mio padre, né la sua vita, né i suoi valori. Di ciò che riguarda altri a noi non importa. Qui c’è un uomo perbene che viene punito anche da morto. Io mi sono inginocchiata davanti a un ispettore, cosa che non ho mai fatto per nessuno, chiedendo solo una cosa: lasciateci dare l’ultimo saluto a nostro padre. Chiedo aiuto al popolo di Sessa, a chi ha conosciuto papà Benito, a chi ha scritto della sua bontà, della sua gentilezza, dei suoi sacrifici.
Chiedo aiuto alle istituzioni, affinché questa decisione venga rivista. Questo non è rispetto. Questo non è giustizia. E soprattutto non è umanità. Papà non era un criminale. Era un uomo buono. E non merita questo dolore, neanche da morto”.

Questo scriveva Ernestina circa 16 ore fa, cioè appena ricevuta la notizia, da parte delle autorità competenti dell’imposto divieto di celebrare il funerale così come fissato nella cattedrale di Sessa Aurunca. Successivamente, pochi minuti fa, dopo la sepoltura avvenuta nel cimitero del paese, la donna ha pubblicato – sempre attraverso il proprio profilo social, un nuovo post:
“Oggi non scrivo solo come figlia che sta vivendo un dolore profondo. Scrivo come cittadina indignata. Dopo il mio primo appello, il popolo di Sessa Aurunca ha dimostrato ciò che io già sapevo, mio padre Benito era conosciuto e stimato da tutti. Un uomo buono, onesto, lavoratore, devoto, che non ha mai fatto male a nessuno. Eppure, nonostante l’indignazione generale, le istituzioni hanno voltato le spalle. Mi sono rivolta anche ai Carabinieri, inutilmente. Ho chiamato il Sindaco, che conosceva benissimo mio padre e la sua storia. In un primo momento ha detto che avrebbe provato ad aiutare. Il giorno dopo si è negato, non ha più risposto a me né a chi, con dignità, chiedeva solo una cosa: assumersi la responsabilità di permettere un funerale. Questo comportamento è inaccettabile. È codardia istituzionale. A mio padre è stato negato il funerale ed è stato scortato da polizia e carabinieri come se fosse un criminale, solo per un legame di parentela che non ha mai rappresentato la sua vita, i suoi valori, la sua storia. Mio cognato è detenuto da molti anni.
Questa è una realtà nota, ma che non ha mai avuto alcun peso nella vita di mio padre, né nei valori della nostra famiglia, che ha sempre vissuto di lavoro onesto, sacrifici e dignità. Lo dimostra anche un fatto preciso: quando, lo scorso anno, è venuta a mancare la madre di mio cognato, è stato consentito lo svolgimento di un funerale regolare, nel rispetto delle regole e della dignità di una persona defunta. A Sessa Aurunca, inoltre, tutti sanno che in passato si sono svolti funerali pubblici anche per persone direttamente coinvolte nella criminalità organizzata. Allora io chiedo, e lo chiedo pubblicamente: PERCHÉ?
Perché a un uomo come Lauretano Benito, che era un angelo in terra, un uomo mite, buono, rispettato da tutti, che viveva di lavoro, fede e sacrificio, è stato negato ciò che è stato concesso in altri casi? Questa non è legge uguale per tutti. Questa è disparità di trattamento. Questo è abuso di potere. Mio padre non era mafioso. Non era camorrista. Era solo un uomo perbene. E non meritava altro dolore oltre alla morte. Non meritava l’abbandono delle istituzioni del suo paese. Questa storia non finisce qui.  Chiederò giustizia per mio padre in tutte le sedi opportune, affinché chi ha permesso tutto questo si assuma le proprie responsabilità. Lo devo a papà. Lo devo alla sua memoria. Lo devo alla verità”.

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