Riardo / Teano / Pietramelara – Tre ore intense di interrogatorio durante le quali il perito Maurizio Cusimano, nominato dalla difesa dell’imputato, ha esposto la propria relazione durante la quale ha contestato alcuni punti fondamentali esposti, mesi fa, dai periti della Procura della Repubblica. In particolare Cusimano ha spiegato che il fucile non era tenuto sulla spalla ma era imbracciato all’altezza dell’addome; ha poi spiegato che quell’arma non da un contraccolpo considerevole perché sfrutta i gas di scarico per riamare il colpo. Cusimano, inoltre, ha specificato che le prove fatte sul manichino dai periti della pubblica accusa non sono attendibili perché è stato usato un manichino di uso comune, quello utilizzato anche per abiti e cose simili. Andava, invece, utilizzato un manichino certificato per questi esperimenti perché essi sono fatti in modo tale da emulare la densità della pelle, delle ossa e di ogni altro organo interno. Insomma, il perito della difesa ha evidenziato una serie di problematiche rispetto alla perizia dell’accusa. Il giudice poi ha concesso la parola ai pubblici ministeri che hanno iniziato il loro contro esame con l’obiettivo di mettere in rilievo criticità e contraddizioni nella stessa perizia di Cusimano. La seduta è stata interrotta intorno alle ore 14 fissando il prosieguo dell’interrogatorio al prossimo 23 ottobre quando i due pubblici ministeri continueranno ad interrogare il perito della difesa.
Il processo si gioca tutto sulle perizie tecniche balistiche perché esse dovranno far comprendere al giudice se si è trattato di un omicidio volontario, come sostiene la Procura, oppure di un tragico incidente come sostiene l’imputato e la sua difesa. La differenza è enorme perché nel primo caso Vicol Ciprian rischia una pesante condanna che potrebbe anche andare oltre i 20 anni di reclusione. Nel secondo caso, invece, una condanna minima anche inferiore ai 5 anni di reclusione.
Secondo le indagini condotte dai militari dell’arma della Compagnia di Capua, allora agli ordini del colonnello Minutoli, negli ultimi tempi, nelle settimane precedenti alla tragica morte della giovane di Riardo, i rapporti fra Vicol Ciprian (Ferdinando Trasacco) e Francesca Compagnone (la famiglia Compagnone è difesa dagli avvocati Vincenzo Cortellessa e Leopoldo Zanni) erano molto tesi. Le prove sarebbero emerse dalla lettura dei telefoni sequestrati dai carabinieri, subito dopo il delitto. Vicol aveva difficoltà a gestire la relazione sentimentale clandestina con Francesca. Relazione che lo poneva in ansia con la sua fidanzata ufficiale. I due ragazzi avevano discusso conversando via chat, conversazioni dalle quali risulterebbe palese l’esistenza di una ‘tensione’ in atto tra Vicol e Francesca. La Procura della Repubblica accusa il giovane riardese di omicidio volontario aggravato da futili motivi e legami sentimentali.
Lui, l’indagato, continua a parlare di un tragico gioco finito male.
La tragedia si consumò la notte dello scorso 26 ottobre 2022, intorno alle 22e30 quando i due, Francesca Compagnone e Vicol Ciprian, si trovavano in camera da letto di lei, nella villetta di proprietà della famiglia Compagnone, nella periferia di Riardo. Il 23enne imbracciò un fucile (del padre della vittima) e iniziò a maneggiarlo ritenendolo scarico. Toccò il grilletto e la leva di caricamento almeno tre volte. Improvvisamente l’arma sparò colpendo in pieno viso la sfortunata vittima che si trovava a meno di 50 centimetri dal fucile, un calibro 12 utilizzato dal padre di lei per la caccia. La tragedia colpì tre comunità: Riardo dove Francesca viveva e dove insiste l’attività commerciale di famiglia; Pietramelara paese della madre di Francesca e Teano paese del padre di Francesca.
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