Riardo / Teano / Pietramelara – Ha reso la sua testimonianza con freddezza glaciale, ha risposto puntale e precisione alle domande dei due pubblici ministeri, dei due avvocati delle parti civili e del suo difensore. Poi, appena finita la sua testimonianza, è scoppiato in lacrime. Vicol Ciprian, accusato dell’omicidio di Francesca Compagnone, è stato escusso oggi, 25 settembre 2025, dalla Corte di Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Due ore intense durante le quali Vicol Ciprian è sembrato un uomo di ghiaccio, primo di emozioni nel ripercorre quei tragici momenti che causarono la morte della giovanissima Francesca. Freddezza che, al termine della testimonianza, ha lasciato il posto alle lacrime, fra lo stupore dei presenti. Si tornerà in aula fra pochi giorni per ascoltare il perito balistico nominato dalla difesa dell’imputato, una testimonianza molto importante per determinare la posizione dell’arma nel momento dello sparo.
Secondo le indagini condotte dai militari dell’arma della Compagnia di Capua, allora agli ordini del colonnello Minutoli, negli ultimi tempi, nelle settimane precedenti alla tragica morte della giovane di Riardo, i rapporti fra Vicol Ciprian (Ferdinando Trasacco) e Francesca Compagnone (la famiglia Compagnone è difesa dagli avvocati Vincenzo Cortellessa e Leopoldo Zanni) erano molto tesi. Le prove sarebbero emerse dalla lettura dei telefoni sequestrati dai carabinieri, subito dopo il delitto. Vicol aveva difficoltà a gestire la relazione sentimentale clandestina con Francesca. Relazione che lo poneva in ansia con la sua fidanzata ufficiale. I due ragazzi avevano discusso conversando via chat, conversazioni dalle quali risulterebbe palese l’esistenza di una ‘tensione’ in atto tra Vicol e Francesca. La Procura della Repubblica accusa il giovane riardese di omicidio volontario aggravato da futili motivi e legami sentimentali.
Lui, l’indagato, continua a parlare di un tragico gioco finito male.
La tragedia si consumò la notte dello scorso 26 ottobre 2022, intorno alle 22e30 quando i due, Francesca Compagnone e Vicol Ciprian, si trovavano in camera da letto di lei, nella villetta di proprietà della famiglia Compagnone, nella periferia di Riardo. Il 23enne imbracciò un fucile (del padre della vittima) e iniziò a maneggiarlo ritenendolo scarico. Toccò il grilletto e la leva di caricamento almeno tre volte. Improvvisamente l’arma sparò colpendo in pieno viso la sfortunata vittima che si trovava a meno di 50 centimetri dal fucile, un calibro 12 utilizzato dal padre di lei per la caccia. La tragedia colpì tre comunità: Riardo dove Francesca viveva e dove insiste l’attività commerciale di famiglia; Pietramelara paese della madre di Francesca e Teano paese del padre di Francesca.
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