TEANO – Il devastante incendio scoppiato lo scorso 16 agosto in località Palmieri ha divorato migliaia di tonnellate di rifiuti generando fumi e veleni che il vento ha depositato su una vasta zona. Le diossine sono il pericolo maggiore per l’ambiente e quindi per la salute dell’uomo. Abbiamo parlato con Amedeo Cecere – Gastroenterologo ed Epatologo – anche grazie all’interessamento del medico Dino D’Andrea che sin dal primo momento del disastro è sceso in campo per aiutare la fetta di popolazione interessata dalla problematica. Cecere ha inteso fornire un importante contributo sulla vicenda per spiegare i pericoli derivanti dalle diossine, la loro diffusione nel ciclo alimentare, quindi le azioni giuste per prevenire.
Diossine e catena alimentare
Le diossine sono sostanze chimiche che si producono dalla combustione di rifiuti o dalla produzione di plastica o pesticidi.Quando esse si disperdono nell’ambiente, come è successo a seguito dell’incendio del 26 agosto 2025, si legano chimicamente al particolato atmosferico, cioè alle particelle solide e liquide sospese nell’aria, sia di origine naturale (polveri,pollini), sia di origine artificiale (traffico, riscaldamento, industria). Dal particolato le diossine ricadono sul suolo, sulle acque superficiali e sulla vegetazione; così gli animali le assorbono attraverso l’ingestione di foraggi ed erbe contaminate. I ruminanti le trasferiscono nel grasso e nel latte; le galline le accumulano nel tuorlo delle uova; i pesci le concentrano nei tessuti adiposi e nei visceri. In tal modo le diossine entrano nella catena alimentare umana. Secondo l’OMS, l’EFSA e l’EPA, oltre il 90% dell’esposizione umana avviene attraverso il consumo di carni, latte, uova, formaggi e pesce (WHO, 2023; EFSA, 2020; US EPA, 2023).
Effetti sulla salute in base all’esposizione
Per comprendere i possibili effetti sulla salute, distinguiamo tre tipi di esposizione: acuta, subacuta e cronica.
Nell’esposizione acuta, cioè a concentrazioni elevate di diossine in un tempo breve, come nei giorni immediatamente successivi a un incendio, i disturbi possono comparire entro poche ore o giorni e includono nausea, vomito, dolori addominali, irritazione delle vie respiratorie, cefalea e affaticamento. Nei casi più rilevanti, entro 48-72 ore, possono osservarsi alterazioni degli enzimi del fegato (transaminasi γ-GT). Alcuni studi pubblicati su prestigiose riviste internazionali ( Journal of Hepatology;Environmental Health Perspectives) hanno dimostrato che un’esposizione significativa alla diossina- TCDD, può favorire un accumulo precoce di grasso nel fegato (steatosi epatica) e, nei casi più prolungati, può determinare infiammazione epatica (epatite).
Nell’esposizione subacuta, quando il contatto significativo si prolunga per giorni o settimane, i sintomi possono manifestarsi tra 2 e 6 settimane e includono la comparsa di cloracne (un tipo particolare di acne causata da accumulo di diossine), l’aumento di colesterolo e trigliceridi nel sangue e prime alterazioni della funzione della tiroide. È in questa fase che può essere utile effettuare controlli medici mirati, perché alcuni danni iniziali, come la steatosi epatica e l’infiammazione del fegato, possono non dare sintomi evidenti, ma essere rilevabili attraverso esami del sangue o ecografia epatica (Zhang et al., Toxicological Sciences, 2023).
Nell’esposizione cronica, tipica di chi vive per mesi o anni in aree in cui le diossine si sono depositate nel suolo e nella catena alimentare, gli effetti possono comparire dopo mesi o anni e includono alterazioni persistenti della funzionalità tiroidea, problemi metabolici come variazioni di peso ed alterazioni della glicemia, aumento del rischio di steato-epatite non alcolica e fibrosi epatica. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato che le diossine possono alterare il microbiota intestinale, riducendo la diversità batterica e favorendo disbiosi intesinale (alterazione della qualità e delle quantità dei microbi inestinali) con possibili conseguenze sul metabolismo e sul sistema immunitario (Cao et al., Nature Communications, 2024; Schnabl et al., Hepatology, 2023).
DIAGNOSI PRECOCE e PREVENZIONE
Nella fase immediata della diffusione di diossine nell’ambiente, si raccomanda di evitare temporaneamente il consumo di alimenti prodotti localmente (latte, formaggi, carne, uova e pesce). È importante lavare accuratamente frutta e verdura, curare l’igiene domestica e personale, e aerare gli ambienti quando i livelli di qualità dell’aria lo consentono.
Dal punto di vista clinico, per chi vive nelle aree interessate è consigliabile eseguire precocemente esami del sangue per valutare la funzione del fegato e controllare gli ormoni tiroidei tra la seconda e la sesta settimana e, in caso di esposizione prolungata, eseguire ecografie epatiche periodiche per monitorare eventuali segni precoci di steatosi epatica o infiammazione del fegato.
Inoltre, adottare una dieta equilibrata con opportuno consumo di alimenti ricchi in fibre vegetali rappresenta la strategia più sicura per prevenire danni a breve, medio e lungo termine.
SINTESI
Come la diossina entra nella catena alimentare
Incendio → Aria → Suolo / Vegetazione / Acque → Animali → Alimenti → Uomo
- Ruminanti 🐄 → ingeriscono foraggi e piccole quantità di suolo contaminato → diossina nel grasso e nel latte
- Galline 🐔 → accumulo nel tuorlo delle uova
- Pesci 🐟 → concentrazione nei tessuti adiposi e nei visceri
- Prodotti più a rischio: latte, formaggi, uova, carni, pesce e crostacei
- >90% dell’esposizione umana avviene tramite alimenti di origine animale (WHO, EFSA, EPA)
Dove si deposita nell’organismo
(fegato, grasso, tiroide, intestino)
- Grasso corporeo → principale deposito, rilascio lento
- Fegato → accumulo legato alla proteina CYP1A2 → rischio di steatosi e infiammazione epatica (Hennig et al., 2022; Liu et al., 2023)
- Tiroide → interferenza con la regolazione degli ormoni tiroidei (riduzione T4, aumento TSH)
- Microbiota intestinale → alterazioni della flora batterica con possibili effetti sul metabolismo (Cao et al., 2024)
Tempi e sintomi possibili
| Tipo di esposizione | Quando | Sintomi possibili |
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Acuta |
entro ore/giorni |
nausea, vomito, dolori addominali, affaticamento, irritazione vie respiratorie, alterazioni precoci enzimi epatici |
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Subacuta |
2-6 settimane | Cloracne, alterazioni lipidiche, stanchezza, primi segni tiroidei, possibile steatosi epatica subclinica |
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Cronica |
Mesi/anni | Alterazioni tiroidee persistenti, disordini metabolici, steatoepatite, fibrosi epatica, disbiosi intestinale |
Prevenzione: cosa fare
- Alimentazione
- Evitare temporaneamente latte, formaggi, carne, uova, pesce prodotti in zona
- Preferire prodotti certificati e tracciabili
- Lavare con cura frutta e verdura
- Monitoraggio medico
- Entro1-2 settimane: controlli ALT, AST, γ-GT
- A 2-6 settimane: esami tiroidei (TSH, FT3, FT4)
- A 3-6 mesi: ecografia epatica se consigliata dal medico
- Stili di vita
- Seguire dieta mediterranea ricca di fibre e alimenti fermentati
- Evitare ulteriori esposizioni ambientali (fumo, combustioni domestiche)
- Curare l’igiene domestica e personale
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