Sparanise / Grazzanise – Un uomo di Sparanise, di 51 anni, è accusato di far parte dell’organizzazione criminale che terrorizzava imprenditori agricoli. Mentre altri componenti della banda sono stati arrestati, lui, Giovanni Luigi De Felice è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. I carabinieri della stazione di Grazzanise hanno sgominato, qualche giorno fa, una banda specializzata in “cavalli di ritorno”, operante in maniera organizzata e mirata in tutta la provincia di Caserta. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, al vertice dell’organizzazione vi era Luigi Martire, di Casal di Principe. I furti materiali erano invece eseguiti da un manipolo di albanesi, tra cui Andri Spahiu, 25enne residente a Capua. Dopo aver consumato i colpi, Spahiu contattava Martire, che organizzava il recupero della refurtiva richiedendo somme di denaro ai proprietari dei veicoli, con l’obiettivo di trarne profitto. A coadiuvare Martire vi era Giovanni Luigi De Felice, 51enne di Sparanise, incaricato di aumentare le somme richieste durante la trattativa con le vittime.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, ha portato il gip Emilio Minio a disporre quattro misure cautelari: per Spahiu è scattato il carcere, per Martire gli arresti domiciliari, mentre De Felice dovrà sottoporsi all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Altri indagati, tra cui Arzen Isaku (obbligo di firma), Salvatore Martire e Francesco Diana sono stati indagati a piede libero rispettivamente per estorsione e tentata estorsione. Le indagini, svolte tra maggio e ottobre 2024 anche con attività tecnica e l’analisi di immagini di videosorveglianza, hanno portato all’identificazione dei presunti autori di 11 furti di veicoli agricoli e di 14 episodi estorsivi, consumati o tentati, attraverso il metodo del cosiddetto “cavallo di ritorno”. Secondo l’accusa, agli imprenditori venivano richieste somme comprese tra i 4.000 e i 10.000 euro per la restituzione dei mezzi rubati, per un giro d’affari illecito stimato in circa 100mila euro. Le investigazioni hanno inoltre consentito di individuare un capannone dismesso dove i veicoli sottratti venivano occultati in attesa della trattativa estorsiva. Il gruppo, come emerso dalle intercettazioni, avrebbe usato un linguaggio cifrato per riferirsi ai veicoli rubati, parlando di “partita di bufale”, “la legna” o “pastino di mele”. La Procura ha sottolineato che il procedimento è tuttora nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati devono considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. La misura cautelare, infatti, è stata disposta senza il contraddittorio, che avverrà davanti a un giudice terzo.
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