BAIA E LATINA – COMUNE, LA DEMOCRAZIA È SOTTO PREGIUDIZIALE: LA MAGGIORANZA ZITTISCE LA MINORANZA ABUSANDO DELL’ART. 49 TUEL

BAIA E LATINA (CE) – Il 30 giugno 2025 resterà una data amara per la democrazia consiliare. In quella seduta straordinaria del Consiglio Comunale, convocata legittimamente dai consiglieri di minoranza Gianfrancesco, Palestina e Landolfi (ai sensi dell’art. 39, comma 2, TUEL), due argomenti di vitale interesse per la collettività sono stati silenziati con una pregiudiziale:

  1. La crisi del sistema scolastico locale, con rischio concreto di chiusura di classi e trasferimenti forzati degli alunni fuori dal Comune;
  2. Il conferimento di un incarico ex art. 110 TUEL alla dott.ssa Marianna Veccia, in merito al quale si sollevavano dubbi di legittimità amministrativa.

Temi gravi, urgenti, sentiti dalla popolazione. Ma la maggioranza ha scelto di non discuterli, appellandosi alla presunta mancanza di una “proposta deliberativa formalizzata” e dei pareri tecnici ex art. 49 TUEL.

Una giustificazione errata sul piano normativo, pericolosa sul piano politico.

ART. 49 TUEL: STRUMENTO DI GARANZIA USATO COME BAVAGLIO

Il punto centrale della questione è questo: l’art. 49 del TUEL si applica esclusivamente alle proposte di deliberazione che producono effetti gestionali o contabili. Non certo a mozioni politiche, interrogazioni o discussioni consiliari, che sono invece strumenti fondamentali di controllo e indirizzo garantiti ai consiglieri.

Le richieste della minoranza non erano “proposte deliberative” vincolanti, dunque, non necessitavano né di pareri tecnici né di un testo normativo redatto in forma deliberativa. La volontà era aprire un dibattito pubblico, come previsto dall’art. 10 e 14 del Regolamento Consiliare.

Eppure, su impulso del Sindaco Giuseppe Di Cerbo, il Consiglio ha approvato una pregiudiziale che ha escluso entrambe le questioni dall’ordine del giorno. Con il voto della sola maggioranza.

Un atto che non è solo sbagliato. È un abuso procedurale. Una distorsione consapevole di una norma pensata per tutelare la regolarità amministrativa, trasformata in arma per zittire il confronto.

Il Regolamento Consiliare non supporta la pregiudiziale

Il Regolamento del Consiglio Comunale di Baia e Latina, approvato nel 2016, conferma quanto previsto dalla legge:

  • Art. 10: le mozioni sono ammissibili se presentate da almeno un quinto dei consiglieri, anche senza proposta formalizzata;
  • Art. 14: la convocazione del Consiglio è obbligatoria se richiesta da un quinto dei consiglieri;
  • Art. 16: non è richiesta alcuna bozza tecnica o parere per portare in discussione proposte o mozioni politiche;
  • Art. 19: si riferisce ai pareri per le sole deliberazioni, non per gli atti di indirizzo.

Alla luce di ciò l’art. 19 del Regolamento, invocato dalla maggioranza, impone l’acquisizione dei pareri solo per le “proposte di deliberazione”. Ma la richiesta della minoranza non rientrava in quella categoria: si trattava di attività di indirizzo e controllo, che sono invece disciplinate dagli artt. 10, 14 e 16, i quali non impongono alcuna formalizzazione tecnica.

Appare evidente la strumentalizzazione regolamentare posta in essere. La maggioranza ha costruito un pretesto giuridico per impedire il dibattito, negando la parola ai consiglieri. Un colpo secco alla democrazia consiliare.

UN ABUSO ISTITUZIONALE MASCHERATO DA BUROCRAZIA

Il Sindaco Giuseppe Di Cerbo e la sua maggioranza hanno fatto appello alla “mancanza di formalità” per bloccare il dibattito. Una forma di censura travestita da rispetto delle regole. Ma chi difende la forma, ignorando la sostanza della democrazia, non sta tutelando la legalità: ne sta abusando.

E mentre i cittadini chiedevano risposte sulla scuola e sulla trasparenza amministrativa, il Consiglio è stato svuotato del suo ruolo.

“NON CI LASCEREMO ZITTIRE”: LA DEMOCRAZIA NON È UNA CONCESSIONE

Dopo aver imposto il silenzio con la pregiudiziale, la maggioranza ha rincarato la dose affermando che i consiglieri proponenti “non conoscono nemmeno il regolamento”.

Forse è chi ha trasformato una norma tecnica in un muro contro il dialogo che dovrebbe ristudiare la Costituzione.

“Non ci lasceremo zittire. Difendere il diritto alla parola in Consiglio significa difendere il diritto di ogni cittadino a sapere, a capire, a partecipare” – ha dichiarato il consigliere Pietro Gianfrancesco.
Questa frase non è uno slogan. È un grido di civiltà.
Perché quando si impedisce la parola ai rappresentanti del popolo, non si zittisce solo l’opposizione, ma l’intera comunità.

Il consigliere Pietro Gianfrancesco ha già annunciato un’istanza formale al Prefetto di Caserta, affinché venga accertata la violazione delle prerogative consiliari, la distorsione dell’art. 49 TUEL e il mancato rispetto dei diritti minimi dell’opposizione.

Questa vicenda dimostra che a Baia e Latina, oggi, il potere viene usato per escludere, non per includere. Per proteggere sé stessi, non per servire la collettività. I cittadini hanno diritto di sapere chi ha bloccato il dibattito, chi ha votato per il silenzio, chi ha abusato di una norma tecnica per evitare le domande scomode.

La democrazia non è un favore concesso. È un diritto da difendere. Sempre.

Nota a cura del Consigliere Comunale Pietro Gianfrancesco

Guarda anche

Furti in appartamento: arrestati 4 albanesi, entravano dai balconi

Pietramelara / Piedimonte Matese – Potrebbero essere i responsabili dei furti commessi negli ultimi tempi …