BAIA E LATINA – Da oltre quindici giorni, a Baia e Latina, l’acqua non è più potabile. E non si tratta di un disservizio temporaneo, ma di una crisi grave, prolungata e gestita nel silenzio più assordante da parte delle istituzioni. I cittadini si riforniscono da un’autobotte come in tempi di guerra, caricando taniche davanti a una scuola. Una scena inaccettabile in un Paese civile. E il Sindaco? Scomparso. L’Amministrazione? Muta. Nessuna parola. Nessuna spiegazione. Nessun piano concreto per risolvere il problema.
ORDINANZA E MISTERI: NESSUNO SA COSA SCORRE NEI RUBINETTI
L’ordinanza sindacale n. 19 dell’11 giugno 2025 vieta l’uso dell’acqua per fini potabili a causa del superamento dei limiti del CLORITO secondo il D.lgs. 18/2023. Ma nessuno, ancora oggi, sa con precisione cosa esce dai rubinetti. Si tace sul dettaglio delle analisi, non si comunica l’evoluzione del problema, non si indicano cause né soluzioni. Perché si nascondono i dati? Quali rischi stiamo correndo lavandoci, pulendo, facendo vivere i nostri figli con quest’acqua?
LA GESTIONE? INDECENTE. L’AUTOBOTTE DIVENTA NORMALITÀ
Il 12 giugno il Comune emette un secondo atto: un avviso con cui si informa che l’acqua sarà fornita da un’autobotte davanti alla scuola di Latina. Da allora, è solo quello il modo per avere acqua potabile.
IL COMUNE HA NORMALIZZATO L’EMERGENZA. E QUESTO È INACCETTABILE. SINDACO E GIUNTA: DOVE SIETE?
Non basta firmare un’ordinanza per lavarsi la coscienza. Il Sindaco è il primo responsabile della salute pubblica, come stabilito dall’art. 50 del D.Lgs. 267/2000. Ha il dovere di informare, coordinare, guidare. Ma oggi non solo non guida: fugge, si nasconde, diserta il confronto.
E INTANTO… SI PRETENDE ANCHE IL PAGAMENTO DELLE BOLLETTE!
Come se non bastasse, il Comune non ha nemmeno avviato una procedura per sospendere o ridurre le bollette dell’acqua. Con quale coraggio si chiede di pagare un servizio che non è stato erogato?
Nessuna delibera, nessuna richiesta al gestore Nepta S.p.A., nessun provvedimento a tutela dei cittadini. Si pretende il pagamento di una fornitura non potabile, mentre le famiglie spendono tempo e denaro per sopravvivere all’incuria delle istituzioni.
TRENT’ANNI DI ERRORI……LO SCANDALO SEPOLTO: UN IMPIANTO DI POTABILIZZAZIONE MAI ATTIVATO
Il problema idrico a Baia e Latina è una questione irrisolta da oltre trent’anni. Le amministrazioni che si sono succedute hanno accumulato ritardi e sprechi, senza mai garantire una soluzione stabile. In località Cantafarro furono realizzati due pozzi, nonostante il primo presentasse già problemi qualitativi. Negli anni si sono susseguiti interventi sulla rete idrica – adeguamenti, rattoppi, sostituzioni – senza esiti concreti. Si tentò anche un collegamento al pozzo di Roccaromana, ma l’ipotesi intercomunale naufragò tra ostacoli tecnici e burocrazia. Il risultato? Spreco di risorse pubbliche e cittadini ancora senz’acqua potabile sicura.
E poi, l’ennesimo progetto fallito. A rendere questa vicenda ancora più amara è l’esistenza – ormai documentata – di un impianto di potabilizzazione realizzato proprio in località Cantafarro. Non un’idea rimasta sulla carta, ma un’opera costruita, collaudata, certificata e persino liquidata. Tuttavia, non ha mai fornito un solo litro d’acqua ai cittadini. Con Determinazione n. 451 del 15/12/2021, il Comune di Baia e Latina ha approvato lo stato finale dei lavori, il certificato di regolare esecuzione, e ha liquidato oltre 230.000 euro a imprese, tecnici e dipendenti comunali.
Una macchina perfetta… sulla carta. Una beffa per i cittadini nei fatti.
Dalle risposte ufficiali del Sindaco Giuseppe Di Cerbo in Consiglio Comunale (interrogazioni prot. 4574/2022 e 4872/2023), emerge che:
- L’impianto non è mai entrato in funzione perché nel frattempo il servizio di gestione del pozzo di Latina in località Cantafarro dove – l’impianto si collega – è stato affidato a ITALGAS ACQUE da parte dell’Ente Idrico Campano con delibera n. 1 del 29/09/2022.
- Tale affidamento è stato impugnato da ITL Spa con ricorso al TAR, bloccando di fatto la presa in carico della gestione.
- L’Amministrazione si è limitata, secondo quanto dichiarato, ad “avviare una serie di contatti” tra Regione, EIC e gestori, senza che mai, in tre anni, sia stato attivato l’impianto.
Un impianto nuovo, pagato con soldi pubblici, lasciato marcire per inerzia e rimpalli burocratici. Questo non è solo uno spreco: è un simbolo del fallimento amministrativo.
È TEMPO DI ROMPERE IL SILENZIO
L’Amministrazione ignora i suoi doveri. I cittadini hanno il diritto di sapere. La Legge 241/1990 garantisce il diritto di accesso agli atti e la trasparenza. Eppure il Comune non pubblica nulla: né analisi, né relazioni, né prospettive. Un’opacità colpevole, che solleva interrogativi pesanti.
Non è più accettabile che l’acqua – bene primario, diritto umano – sia trattata come un problema marginale. Non è più tollerabile che i cittadini vengano lasciati soli a organizzarsi con taniche e bidoni, in condizioni logistiche e igieniche indegne. Non è più ammissibile che si continui a pagare per un servizio che, nei fatti, non è garantito.
La popolazione merita rispetto. Merita risposte. Merita un’Amministrazione presente, trasparente e capace. E se chi oggi ha l’onore di rappresentare questa comunità non è in grado di farlo, abbia la dignità di farsi da parte. La popolazione non deve più restare a guardare. Serve la voce di tutti. Serve la forza dell’indignazione, della protesta, della partecipazione civile. Non possiamo più restare spettatori. Questa non è solo una crisi idrica: è una crisi morale, politica, amministrativa.
Chiediamo a ogni cittadino di alzare la voce, esigere risposte, scrivere agli uffici comunali, interrogare i rappresentanti.
L’acqua è un diritto. Il silenzio è complicità. La dignità non è negoziabile.
Nota a cura di un gruppo di cittadini
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