CELLOLE – I criteri di assegnazione delle bandiere blu non rendono giustizia della qualità ambientale di un territorio. È come se entrassimo in un ristorante e valutassimo solo la qualità del servizio, le tovaglie e le posate, ma senza valutare la qualità del cibo.
Che strana cosa la “Bandiera blu”, piena di contraddizioni e con tanti dubbi. Somiglia tanto al famoso concorso per eleggere Miss Italia dove la più bella, poi, nei fatti, non è mai la più bella. Somiglia tanto a quelle onorificenze concesse a tanti “cavalieri del lavoro” che nella loro vita non hanno mai lavorato però conoscono i “canali” giusti e quindi riescono ad appuntarsi la medaglia al petto anche se nella sostanza non ci sta nulla.
E la bandiera blu concessa per il secondo anno consecutivo – udite udite – a Cellole scatena dubbi, domande su diversi aspetti. Il primo su tutti: come fa l’acqua di Cellole a mantenersi “bandiera blu” se quella della vicina Sessa Aurunca non è “blu”? E anche dall’altro lato, Mondragone, l’acqua non è “bandiera blu”. Quindi? Sono stati creati da Cellole filtri speciali? E’ stato creato un muro sottomarino? Nulla di nulla. Allora l’unica “pista” da seguire, l’unica spiegazione possibile è quella legata alle “onorificenze”.
Ma Bandiera Blu lo sa che a Cellole esiste una zona, detta Pantano, dove ci sono centinaia di abitazioni totalmente abusive, occupate principalmente in estate, che sversano i loro scarichi (cacca ed altro) direttamente nel mare? E’ stata considerata questa cosa? Oppure anche l’abusivismo di Pantano è “Blu”?
Del resto la storia di Bandiera Blu è costellata da contraddizioni. I criteri con cui vengono assegnati a un comune la Bandiera blu sono affetti da parzialità e da casualità e non c’entrano nulla con la salute ecologica effettiva del mare. L’assegnazione delle Bandiere blu viene riportata, con la gioia dei sindaci che se ne vantano, come se fosse una qualifica dello stato di salute del mare: “Migliorata la qualità dell’acqua”…, “Il mare pulito”. Giovanni Damiani – che per molti anni ha svolto servizio di prelievo e analisi delle acque marine di balneazione – scrive che in realtà le cose stanno assai diversamente tanto che ha pubblicato (nel maggio del 2024) un dettagliato articolo per contrastare l’informazione ingannevole.
Infatti, essi riguardano il mare visto non come ecosistema con tutti i suoi viventi, ma riduttivamente come fosse una piscina. Vengono presi in considerazione: qualità delle acque (ma, attenzione, solo per quanto riguarda l’idoneità alla balneazione!); il livello del “servizio offerto” (non servizi ecosistemici, ma quelli offerti a chi affitta un ombrellone o una “palma” ); la “pulizia” delle spiagge e degli approdi turistici.
Pertanto, è ritenuto blu-meritevole chi spiana la sabbia con le ruspe a primavera e la rastrella e la livella quotidianamente nel corso dell’estate e dell’autunno, e poco importa se questo si fa a scapito delle dune e della meravigliosa vegetazione dunale oramai ridotta al lumicino. Non conta se, così operando, sono stati cancellato siti di riproduzione per il Fratino (Charadrius alexandrinus), piccolo trampoliere che nidifica sulla sabbia degli arenili, a rischio di estinzione e tutelato dalla Direttiva comunitaria 2009/147 (ex 79/409) sulla “Conservazione degli uccelli selvatici”).
Non importa se il livellamento “virtuoso” blu-meritevole toglie luoghi di riproduzione alle tartarughe marine, come la Caretta caretta che, raggiunta la maturità sessuale dopo una ventina d’anni, torna nel luogo ove era nata perché ha bisogno di deporre fino a un centinaio di uova in una buca scavata nella sabbia, e di notte i neonati tartarughini hanno bisogno di orientarsi con la luce della luna per tornare in acqua: le femmine di questa specie troveranno i luoghi sconvolti e disturbati, nessun posto per l’ovodeposizione.
Inoltre, con le barriere messe a protezione della spiaggia dall’erosione, che spostano l’erosione stessa in po’ più in là, a seconda delle correnti; si creano così dei tratti di mare che non hanno più il normale rimescolamento delle acque che, di giorno, col sole si scaldano eccessivamente, provocando il crollo del tenore di ossigeno disciolto e la morte di tutta la vita acquatica. Ma per avere la Bandiera blu la desertificazione non incide. Basta che ci si possa fare il bagno!
Per mare “pulito” s’intende che dalle analisi condotte dalle ARPA non risultino superati i valori-limite per batteri fecali: Escherichia coli e Enterococchi intestinali, che sono utilizzati come indicatori di rischio igienico-sanitario.
Ma c’è di più: la casualità dettata dal meteo. La legge, infatti, prevede che il calendario dei prelievi e delle analisi che i controllori devono fare, sia stabilito all’inizio dell’anno da Regione e Ministero della Salute.
Il controllo avviene su tratti in cui è suddivisa la costa. Prima della stagione balneare, sulla scorta dei controlli dei quattro anni precedenti, la Regione classifica ciascun ciascun tratto come eccellente, buono, sufficiente, scarso, e individua le acque idonee alla balneazione e quelle non balneabili a priori, perché si sa che, ad esempio, sono inquinate le foci dei fiumi, dei torrenti, le aree portuali. Ne deriva che se nei giorni stabiliti dal calendario per i controlli non è piovuto, abbiamo generalmente risultati positivi: Bandiera blu! Se, invece, piove, le fogne vanno in piena, e tutto il liquame viene scaricato in mare perché i depuratori non possono ricevere la massa di acque di fogna in forte eccesso, e, se tutto questo avviene fuori dal calendario dei prelievi, l’inquinamento non è accertato, non è misurato, non risulterà e non inciderà sulla Bandiera blu.
Basta, quindi, dire che il mare è in buone condizioni quando c’è la Bandiera blu. Correttamente andrebbe detto che è balneabile, che la spiaggia è pulita e ha buone comodità per il cittadino bagnante. La Natura non c’entra, è altra cosa!
E contro il “sistema” Bandiera Blu, ha parlato, qualche anno fa, anche il presidente G.U.F.I. (Gruppo Unitario Foreste Italiane) quando fra le “perle” litoranee dove sventolano le bandiere blù vennero inserite spiagge della Sardegna devastate dal punto di vista ambientale.
Contro i criteri di assegnazione della Bandiera Blu si è scagliata, negli anni scorsi, anche Legambiente che ha evidenziato un concetto chiarissimo: “la balneabilità delle acque non è un criterio che garantisce la qualità ambientale del mare”. E per spiegare il concetto ha portato l’esempio di un lido della Basilicata premiato con la bandiera blu, nonostante la presenza, a pochi chilometri, di un impianto nucleare che scarica in mare gli effluenti liquidi radioattivi trattati.
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