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VAIRANO PATENORA – Ampliamento della cava, Martone: ho denunciato tutto alla Procura

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VAIRANO PATENORA – Ampliamento della cava, Martone denucnia tutto alla Procura della Repubblica e informa anche la DDA. Oggi è partito l’ esposto  destinato anche adlcuni parlamentari del M5S, al Consigliere Regionale Corrado Gabriele e Gennaro Oliviero.   “A distanza di oltre tre mesi il sindaco Cantelmo e l’ amministrazione in carica si sentono in dovere di rispondere alla diffida inviategli, parimenti a Regione,sua avvocatura, Genio Civile, tutti gli Enti interessati, Comandi generali di Carabinieri e Forestale, a non dare seguito alla delibera di Consiglio del marzo 2013 di continuazione di coltivazione della cava Pizzomonte. Al primo punto di questa risposta, come si vede dall’allegato(1), si contesta l’accusa di aver affidato a rappresentanti della ditta interessata, ITALCAL, l’inoltro della missiva del sindaco, indirizzata al servizio agricoltura regionale,dott. Massaro, per chiedere l’assenso alla continuazione della coltivazione, poiché tale ufficio ha sempre espresso parere contrario dato il vincolo dell’uso civico. Tutto il resto della risposta, per la bellezza di ben 23 pagine, è aria fritta prolissa che non risponde alle questioni di fondo oggetto della diffida.

Questioni di fondo che qui si riassumono:

Tutte le Norme precedenti,nazionali e regionali, non hanno alcun valore ed è inutile richiamarle; la Corte Costituzionale ha chiaramente sancito che non può essere data alcuna autorizzazione di coltivazione di cave se le regioni non si dotano di una nuova Legge organica conosciuta come PRAE(Piano Regionale Attività Estrattive); cosa che la Regione Campania, dopo ricorsi TAR, ha ottenuto per sentenza del Consiglio di Stato.

In conseguenza e coerenza con il PRAE Campania, in base all’art. 7 non si possono autorizzare attività estrattive in aree vincolate e tra cui quelle vincolate ad Uso Civico, eccetto alcune deroghe come nel successivo art.27.

L’art. 11 del richiamato PRAE prescrive che nelle aree vincolate e di crisi non si può dare autorizzazione estrattiva se non per assenso preciso e diretto del dirigente o servizio regionale preposto.

L’art. 27 prescrive che la deroga ai vincoli dell’art. 7 può essere data a condizione che vi sia un rischio di area crisi e per cave precedentemente autorizzate e abbandonate o solo abbandonate.

L’area della cava Pizzomonte in questione è segnata nell’allegato grafico del PRAE Campania come area di crisi a rischio frane e idrogeologico.

La cava Pizzomonte è priva del requisito “abbandonata” poiché attiva, anche se illegalmente, come sancito dalla stessa bozza di convenzione approvata dalla maggioranza del Consiglio, da noi diffidata, in cui a pagina 2  addirittura riporta la seguente dicitura “il PRAE sancisce la cava in questione come cava attiva con codice 619095/10

In virtù dei precedenti presupposti è illegale qualsiasi richiamo a concessioni di fitto del territorio civico della cava alla ditta ITALCAL in quanto la concessione di utilizzo dell’Uso Civico può avvenire solo per attività consentite dalla Legge, quali coop come presenza comunale per attività agricole o concessioni consentite per estrazioni limitate nel tempo, pertanto nulla autorizzava e autorizza tale ditta, tra l’altro in procedura fallimentare, a cedere l’ipotetico illegale affitto ad altra ditta.

La provocazione di danni alla sicurezza ambientale, tra cui quelli provocati da attività estrattive, sono considerati dalla Legge e dalla Magistratura reati penali gravi e la pena ai responsabili può essere commisurata anche all’impegno successivo di intervento per la rimozione o la riduzione del danno provocato.

La cava in questione rappresenta sicuramente un pericolo per la Comunità, non in conseguenza di un suo abbandono ma per responsabilità gravi e di proposito di chi fino ad ora l’ha coltivata in modo illecito e irresponsabile” .

In ragione di questi pregiudiziali punti di fondo non si nasconde la necessità e l’urgenza di provvedere a opere per un recupero ambientale di detta cava ma non già in conseguenza del suo abbandono, quanto invece per responsabilità gravi della ditta ITALCAL che l’ha da sempre e illegalmente utilizzata. Ragion per cui il piano non può che essere un obbligo per detta ditta, imposto come sanzione amministrativa e penale, sulla base di un piano di sicurezza che il Comune deve realizzare con l’ausilio di propri tecnici e l’Università geologica di Napoli. I ricavati in pietra per tale messa in sicurezza non possono e non devono essere merce per attività privata ma unicamente proprietà comunale che può cedere in vendita al miglior offerente.

Queste, in sostanza, alcune delle critiche mosse dal capogruppo Gruppo Torre, Lino Martone.

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