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VAIRANO PATENORA – L’affresco della Ferrara in restauro


VAIRANO PATENORA – La sinergia fra pubblico e privato condurrà al restauro dell’affresco che ritrae Papa Celestino V ancora frate. Il papa Celestino V per 18 anni studiò nell’Abbazia della Ferrara prima di partire per Roma dove fu ordinato sacerdote. All’intero dell’Abazia spicca il ritratto che raffigura la sepoltura di Malgerio Sorel – nobile del tempo che si fece monaco e lasciò ogni avere all’abazia. Nel ritratto si scorge anche il papa Celestino V, che assiste al funerale dell’amico. Il comune di Vairano Patenora provvederà alla messa in sicurezza della struttura, la banca Capasso Antonio spa di Alife, finanzierà il recupero dell’importante opera, unica al mondo. I lavori – come assicurato dal primo cittadino Giovanni Robbio – partiranno nella prima decade di settembre. E’ questo un primo importante intervento verso la cappella funeraria di Malgerio Sorel, pregevole per gli affreschi ed il ritmo gotico della del XIII secolo, che probabilmente tramandano anche l’effigie di Pietro del Morrone. Una struttura, oggi, minacciata di crollo. Tutto si innesta nell’antica struttura dell’Abbazia della Ferrara che giace in rovina e la chiesa, un tempo ammirabile per proporzioni ed ardimento architettonico, è in buona parte crollata. Prima badia cistercense nel regno di Napoli, fu luogo di culto, fortezza e azienda agraria. Oggi – precisa il soprintende onorario, Domenico Caiazza – dopo aver accolto Federico II e Celestino V, ospita gufi e volpi mentre il bosco ne invade le grandiose rovine. In questa abbazia era praticata la devozione alla Terza Persona della Trinità. In effetti – spiega lo storico Domenico Caiazza – intorno alla fine dell’anno mille ci fu la predicazione di Gioacchino da Fiore che profetizzava l’età dello Spirito Santo, cioè della perfezione con un papa angelico che avrebbe spogliato la chiesa dalle ricchezze e dalla corruzione. L’abbazia si consolidò velocemente e conobbe tempi di grande splendore. Era così prosperosa che non sfuggì al triste fenomeno della commenda, fu cioè affidata a prelati, nipoti di papa, o membri di grandi famiglie. I Commendatari, avrebbero dovuto proteggerla, invece, permisero ad abati disonesti di trafugare titoli di proprietà, beni e addirittura ex voto. Per l’Abbazia il colpo di grazia arrivo con la confisca – avvenuta nel 1806 – a seguito della soppressione degli istituti monastici. “Occorre intervenire la più presto per salvare questo importante patrimonio storico e culturale, non solo della città ma di tutto il territorio.” E’ questo il grido dall’allarme lanciato già da qualche tempo dagli storici e dalla gente. Un appello rivolto al mondo della cultura, della spiritualità, dell’economia, della politica ed alle Amministrazioni Comunali, Provinciali, Regionali e Statali competenti, nonché alle Istituzioni religiose, affinché la storica abbazia di Santa Maria della Ferrara, capolavoro gotico del XII secolo sia oggetto di interventi urgenti ed indilazionabili di disbosco, sfrascamento, e rilievo, finalizzati alla progettazione e realizzazione di opere provvisionali e di consolidamento e restauro della Chiesa e delle strutture badiali. Giancarlo Izzo