CELLOLE – Ieri, 26 novembre 2024, era fissata una udienza del processo a carico di Pierluigi Casale, attuale comandante della Polizia Municipale di Cellole, e responsabile anche di altre aree della macchina amministrativa cellolese. L’assenza del difensore di fiducia dell’imputato ha costretto il giudice a rinviare l’udienza al prossimo mese di dicembre. Nei primi mesi del prossimo anno dovrebbe arrivare la sentenza di primo grado.
Secondo l’accusa appiccò il fuoco alla Fiat Cinquecento della donna che diceva di amare, distruggendo anche le due auto a fianco, solo perché lei, agente di polizia locale, non voleva più saperne della relazione sentimentale con Pierluigi Casale, pluridirigente del comune di Cellole. L’uomo venne incastrato da una telecamera di sorveglianza, ora è sotto processo con l’accusa di atti persecutori, danneggiamento e accesso abusivo a sistemi informatici. Il rogo, in un parcheggio condominiale nella frazione perugina di Ripa, risale alla notte del 12 marzo scorso. L’ultimo gesto di una persecuzione che andava avanti dalla fine della relazione, nata nel periodo in cui la donna aveva lavorato alle sue dipendenze in una località del Casertano. Una volta ottenuto il trasferimento in Umbria la vita della vigilessa si era trasformata in un incubo: l’uomo le era perfino entrato in casa di nascosto per impossessarsi di password e credenziali così da controllarla sui social e screditarla agli occhi di familiari e amici. Infine, le minacce e l’incendio della vettura della donna.
Nonostante la distanza di centinaia di chilometri tra le due città, l’ufficiale avrebbe continuato a perseguitare la donna, utilizzando minacce, messaggi e addirittura intrufolandosi nella sua casa per accedere alle password di internet e ai suoi social network, allo scopo di controllarla anche online. La situazione è precipitata quando la vigilessa e altri due proprietari di auto sono stati svegliati nel cuore della notte dalle fiamme che divampavano nel parcheggio elementi hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati e all’applicazione di misure cautelari, tra cui il divieto di avvicinamento e l’uso di un braccialetto elettronico. Questa l’accusa mossa dalla Procura della Repubblica di Perugia contro Casale.
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