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RIARDO – Un concerto per ricordare il maestro Caiazza

RIARDO – Lunedì 15 luglio alle ore 20.30 nella chiesa di San Leonardo di Riardo ci sarà il concerto dedicato al Cav. Maestro Tommaso Caiazza (1932 – 2014) per le celebrazioni del 10° dalla morte. Evento organizzato dalla “Real Cappella di Napoli”, dalla “Casa Museo Enrico Caruso” e dal “Museo di Napoli – collezione Bonelli” con il Patrocinio della Provincia di Caserta. Interventi di: Filippo Zigante (già direttore del Conservatorio San Pietro a Majella e del Teatro di San Carlo), Gaetano Bonelli (direttore del Museo di Napoli e della Casa Museo Enrico Caruso), Lello Reale (presidente Casa Museo Enrico Caruso), Giovanni De Robbio (vicensindaco del comune di Pietramelara). I solisti della serata eseguiranno musiche del compianto maestro, di Paul Bonneau e Aurelio Magnani. Gianmarco Lonardo (clarinetto), Angela Dragone (soprano), Hanna Moiseieva (violoncello), Pasqualina Marsocci (pianoforte), Fausto Russo (clarinetto) Gennaro D’Andreti (sax contralto). Dopo 65 anni dalla composizione, e grazie al ritrovamento da parte del figlio Ivano, sarà eseguita la Canzone Napoletana “Sartulella” musicata da Tommaso Caiazza su testo di Pino Betti. Ci sarà anche lo scoprimento dell’opera scultorea, dedicata al maestro, e realizzata dall’artista locale Italo Balbo.
Tommaso Caiazza è stato un insigne musicista, educatore, compositore, direttore di banda e virtuoso clarinettista riardese. Ha diretto per anni numerose bande da giro come Canosa di Puglia, Lanciano, Castellana Grotte, Acquaviva delle Fonti, Riviera Tirrenica di Formia, Cervaro del Lazio, Freccia Azzurra, Riardo ecc.. La fama della sua bravura si diffuse consentendogli di diventare il punto di riferimento della formazione musicale e culturale di centinaia di giovani che dalle province vicine confluirono a Riardo per diversi decenni tanto da fargli balenare l’idea di organizzare un complesso bandistico nel proprio paese composto da tutti i giovani musicisti che studiavano alla sua scuola. In un’epoca in cui la banda musicale era molto apprezzata e la gente era forse mediamente più sensibile ai talenti, tantissimi paesi del Salento, della Lucania, del Cilento, degli Abruzzi per la festa più importante del paese desideravano la presenza della banda di Riardo. Aveva, questa, una caratteristica che la distingueva da altre bande non professionali: alla profonda preparazione musicale che permetteva ai musicisti di confrontarsi dignitosamente con una letteratura musicale complessa, con la banda sfilavano anche le majorette, cosa molto originale per i tempi e scelta non certo scontata da parte di un maestro cresciuto nella tradizione e abituato a una concezione quasi sacrale della musica che, a quell’epoca e a certi livelli, contemplava schemi e riti quasi inviolabili. La banda fu chiamata in RAI e partecipò a un noto programma radiofonico, “Il Concertone”, con gran successo ricevendo i complimenti in diretta del maestro Rino Maione (direttore d’orchestra, compositore e musicologo). Di conseguenza il nome del borgo natio del maestro riardese cominciò a riverberare nei pensieri più festosi di mezza Italia per decenni come la famosa industria di imbottigliamento dell’acqua minerale riardese a cui lui dedicò il titolo di una sua apprezzatissima composizione e che sponsorizzò la banda con meravigliose divise. I musicisti macinarono giorni e giorni di esibizioni fino a eguagliare quelle di alcune rinomate “bande da giro”. Egli curava la sua creatura in maniera certosina dedicando in inverno e autunno il suo tempo libero dagli impegni scolastici a prove musicali per ore quasi tutti i giorni, a formare gratuitamente e incessantemente nuovi musicisti, a scrivere a mano la musica adattando magistralmente le parti alle potenzialità dei musicisti per valorizzarne talenti e sopperire carenze, a comporne altra ad alti livelli secondo stilemi e conoscenze emulate dai suoi valenti maestri di strumentazione Michele Ventre e Antonio Cece. Campeggia la sua foto al prestigioso Conservatorio di Napoli tra gli allievi che con la successiva carriera hanno contribuito a rendere illustre l’alta istituzione musicale avendo lì studiato con lo storico primo clarinetto del teatro di San Carlo, Ulderico Paone, e poi con Giovan Battista Imbriani che lo guidò fino al conseguimento del diploma con il massimo dei voti e un encomio personale inviatogli dal ministro dell’istruzione dell’epoca, Paolo Rossi. Con lui hanno studiato e suonato nella banda di Riardo musicisti che attualmente sono membri effettivi nell’orchestra del Teatro di San Carlo e altre prestigiose orchestre, della Banda dell’Arma dei Carabinieri, dell’Esercito e di altre bande ministeriali, diversi maestri di Conservatorio, decine e decine di professori di musica che a loro volta oggi espletano la loro attività professionale nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Ha messo in moto un circolo virtuoso che ancora riverbera nella formazione di giovani musicisti o nell’educazione dell’intelligenza e della sensibilità artistica di chi ha avuto semplicemente la fortuna di incrociarne i talenti e che attualmente, magari, svolge tutt’altra professione. Ha lasciato un cospicuo catalogo di composizioni originali per complesso bandistico, elaborazioni, brani di musica sacra e da camera. La direzione artistica della serata e del figlio Ivano. Un sincero ringraziamento a don Marco Stolfi per gentile collaborazione.

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