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LA CRUDA VERITA’ – Le sanzioni contro la Russia non funzionano. I danni maggiori per noi Italiani, governati da imbecilli

In tanti sono stati impegnati, negli ultimi mesi a dipingere la Russia sull’orlo del disastro economico finanziario; un disastro che sarebbe stato determinato dalle sanzioni imposte dai paesi occidentali dopo l’invasione dell’Ucraina. In pochi, troppo pochi, sin dall’inizio, invece, hanno bocciato le sanzioni avvertendo che avrebbero danneggiato in particolar modo l’Italia e gli italiani. Questi pochi, purtroppo, avevano ragione.
La conferma arriva in queste ore dall’Agenzia internazionale dell’energia: “Sinora quasi nessun effetto dalle sanzioni. Il petrolio russo adesso va in Asia”. Così il governo italiano ha danneggiato solo gli italiani, altro che sanzioni alla Russia. Era chiaro anche ai bambini, tranne ai nostri inutili governanti.
Produzione ed export di petrolio russo sono in recupero e sostanzialmente sugli stessi livelli precedenti all’invasione dell’Ucraina. Il calo della domanda occidentale e giapponese è stata compensata da quella di Cina, India e Turchia. Per i prossimi mesi l’Agenzia si attende un aumento della domanda di petrolio, favorita anche dalla decisione europea di ridurre del 15% il consumo di gas.
“Per quanto riguarda la Russia, abbiamo rivisto al rialzo la nostra proiezione a causa dell’impatto sinora limitato delle sanzioni statunitensi ed europee che hanno sostanzialmente frenato l’offerta. Gli acquirenti asiatici sono intervenuti per trarre vantaggio dal greggio a buon mercato e importano volumi più elevati”. È quanto scrive l’Agenzia internazionale dell’energia, struttura di emanazione Ocse, nel suo report mensile sul mercato petrolifero. Stando ai dati dell’Agenzia l’export di greggio e di prodotti raffinati dalla Russia a Stati Uniti, Europa, Giappone e Corea del Sud è diminuito di 2,2 milioni di barili al giorno (su una produzione russa di circa 10 milioni di barili). Tuttavia l’incremento delle importazioni da parte di India, Cina, Turchia ed altri paesi ha quasi del tutto compensato il calo. Inoltre dal 24 febbraio ad oggi le quotazioni del petrolio si sono mantenute al di sopra dei valori pre-invasione (rivisti solo negli ultimi giorni) assicurando alla Russia ingenti introiti nonostante il temporaneo ridimensionamento dei volumi di vendita. Ogni giorno Mosca incassa circa un miliardo di euro dalla vendita di idrocarburi.

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