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IL PROCESSO – Torture in carcere, il giudice ha deciso: giudizio per 105 persone (molti sono poliziotti)

Sarà processo per 105 persone – tra agenti, funzionari dell’amministrazione penitenziaria e medici – coinvolti nella maxi inchiesta sulla mattanza al carcere di Santa Maria Capua Vetere del 6 aprile del 2020. Lo ha deciso il gup Pasquale D’Angelo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che al termine di una lunghissima udienza preliminare celebrata all’aula bunker, ubicata proprio presso la Casa Circondariale “Francesco Uccella”, ha disposto il rinvio a giudizio per quasi tutti gli imputati. Il processo prenderà il via all’inizio di novembre dinanzi alla Corte d’Assise del tribunale sammaritano presieduta dal giudice Roberto Donatiello.
Sarà processo per i ‘vertici’: Antonio Fullone, provveditore dell’amministrazione penitenziaria campana; Salvatore Mezzarano, ispettore coordinatore del Reparto Nilo; Pasquale Colucci, comandante del Nucleo Operativo Traduzioni e Piantonamenti del centro penitenziario di Secondigliano e comandante del gruppo di ‘Supporto agli interventi’; Gaetano Manganelli, comandante del carcere di Santa Maria Capua Vetere; Tiziana Perillo, comandante del Nucleo Operativo Traduzioni e Piantonamenti di Avellino; Nunzia Di Donato, comandante del nucleo operativo ‘Traduzioni e piantonamenti’ di Santa Maria Capua Vetere; Anna Rita Costanzo, commissario capo responsabile del reparto Nilo; Francesca Acerra, comandante del nucleo investigativo regionale. E ancora i medici Raffaele Stellato e Pasquale Iannotta, entrambi accusati di falso.
Giudizio anche per: Gennaro Loffreda, Alessandro Biondi, Raffaele Piccolo (classe ’64), Angelo Iadicicco, Pasquale De Filippo, Gabriele Pancaro, Michele Vinciguerra, Fabio Ascione, Oreste Salerno, Felice Savastano, Rosario Merola, Raffaele Piccolo (classe ’73), Giacomo Golluccio, Antonio De Domenico, Giuseppe Crocco, Angelo Bruno, Massimo Oliva, Francesco Merola, Paolo Buro, Gennaro Quisillo, Vincenzo Lombardi, Francesco Vitale, Michele Piscitelli, Domenico Pascariello, Silvio Leonardi, Stanislao Fusco, Carmine Antonio Zampella, Maurizio Soma, Pasquale Rullo, Mario Rigido, Eugenio Calcagno, Giuseppe Gaudiano, Alessio De Simone, Giovanni Guardiano, Maurizio Colurciello, Giuseppe Bortone, Pasquale Merola, Salvatore Di Stasio, Massimo Ciccone, Andrea Pascarella, Clemente Mauro Candiello, Giovanni Di Benedetto, Maria Parenti, Arturo Rubino, Roberta Maietta, Salvatore Parisi, Giuseppe Conforti, Flavio Fattore, Nicola Falluto, Bruno Acaluso, Claudio Di Siero, Domenico Mastroianni, Alfredo Iannotta, Enrico Abategiovanni, Giuseppe Acquaro, Nicola Picone, Marcello Vetrano, Mario D’Ovidio, Salvatore Soma, Angelo Ricciardi, Tommaso Calmo, Gianni Greco, Giovanni De Felice, Angelo Racioppoli, Giovanni Corraro, Domenico Garofalo, Giovanni Saiano, Biagio Braccio, Nicolò Canzonieri, Andrea Barbato, Giuseppe Di Monaco, Attilio Della Ratta, Nicola Nuzzo, Franco Pucino, Bruno Acampora, Guido Esposito, Francesco Mirra, Crescenzo Carputo, Sergio D’Amico, Marco Tullio, Luigi Di Caprio, Antonio Italiano, Antonio Saldamarco, Stefano Campagnano, Salvatore Pellegrino, Lazzaro Varone, Sandro Parente, Antonio Tortorelli, Giulio Pisano, Marcello Iovino, Nicola Nardi, Francesco Antonucci, Pasquale Trispellino, Francesco Andreozzi e Giovanni Capuano.
Unico prosciolto è stato Luigi Macari per il quale lo stesso procuratore aggiunto Alessandro Milita – titolare dell’inchiesta con i pm Pinto e Pannone – aveva invocato il non luogo a procedere avendo l’indagato dimostrato di non essere in carcere durante la mattanza. Giudizio in abbreviato, invece, per Angelo Di Costanzo, difeso dall’avvocato Massimiliano Di Fuccia, e Vittorio Vinciguerra, difeso dall’avvocato Gerardo Marrocco. Per entrambi l’udienza è stata fissata al 25 ottobre per la requisitoria del pm e le discussioni delle parti civili relative alle due posizioni. Poi il giudice D’Angelo fisserà un’ulteriore udienza per dare la parola alle difese prima di pronunciare il suo verdetto.

Le accuse:
Agli indagati sono stati contestati, a seconda delle loro rispettive posizioni e partecipazioni alla rappresaglia in carcere, i delitti di tortura pluriaggravati ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, abuso di autorità contro detenuti, perquisizioni personali arbitrarie, falso in atto pubblico (anche per induzione) aggravato, calunnia, frode processuale, depistaggio, favoreggiamento personale, rivelazioni indebite di segreti d’ufficio, omessa denuncia e cooperazione nell’omicidio colposo ai danni del detenuto Hakimi Lamine, deceduto in carcere il 4 maggio 2020. Era il 5 aprile del 2020 quando, dopo il primo caso di Covid all’interno del penitenziario, esplose una protesta dei detenuti del reparto Nilo che si barricarono in reparto rifiutandosi di rientrare in cella. La risposta fu una repressione in stile Guantanamo. A Santa Maria Capua Vetere bisognava ripristinare l’ordine e farlo adottando “il sistema Poggioreale”. Le intenzioni degli agenti – mascherate da una perquisizione straordinaria – emergono con chiarezza dalle chat, finite nel fascicolo della Procura. “Li abbattiamo come i vitelli”, dice qualcuno. Il 6 aprile del 2020, circa 200 agenti – molti dei quali ancora non identificati – fecero irruzione nel reparto Nilo. I detenuti vennero fatti uscire dalle celle. Poi vennero pestati con i manganelli ed umiliati: molti vennero fatti inginocchiare in una sala dedicata alla socialità con gli agenti che di tanto in tanto li percuotevano. A qualcuno vennero tagliati i capelli e la barba. Scene da macelleria messicana riprese dalle telecamere della videosorveglianza installata in reparto che ripresero anche il pestaggio di un detenuto in carrozzina (di recente deceduto dopo la scarcerazione). Dopo la mattanza vennero individuati una quindicina di detenuti quali promotori della protesta del giorno prima. Vennero messi in isolamento per giorni, ingiustamente. Tra loro c’era Hakimi Lamine, poi morto. Per la Procura c’è una connessione tra quel decesso ed i maltrattamenti su un soggetto psicologicamente fragile. Lamine sarebbe morto per la presunta assunzione di una pesante dos oppiacei.  Complessivamente sono già oltre 90 le parti civili ammesse tra detenuti, Ministero della Giustizia, Asl, i garanti nazionale e regionale per i diritti dei detenuti oltre ad alcune associazioni. Tra gli avvocati che difendono i detenuti vittime delle aggressioni ci sono: Carmine D’Onofrio (tra i primi a depositare una denuncia per uno dei detenuti facendo avviare l’indagine), Luca Viggiano, Goffredo Grasso, Elvira Rispoli, Fabio Della Corte, Giuseppe De Lucia, Gennaro Caracciolo, Ferdinando Letizia, Marco Argirò, Pasquale Delisati, Andrea Balletta e Giovanni Plomitallo. A rappresentare l’Asl di Caserta, invece, l’avvocato Marco Alois mentre l’avvocatura dello Stato si è costituita per il Ministero della Giustizia.  Asl e Ministero della Giustizia sono stati citati anche in qualità di responsabili civili. Tra i difensori degli imputati sono impegnati – tra gli altri – gli avvocati Giuseppe Stellato, Mariano Omarto, Vittorio Giaquinto, Carlo De Stavola, Raffaele Costanzo, Angelo Raucci, Roberto Barbato, Dezio Ferraro, Elisabetta Carfora, Domenico Di Stasio, Valerio Stravino, Gerardo Marrocco, Massimo Trigari, Luca Di Caprio, Mario Corsiero, Rossana Ferraro, Ernesto De Angelis, Claudio Botti, Vitale Stefanelli, Michele Spina, Fabrizio Giordano, Raffaele Russo, Valerio Alfonso Stravino, Antonio Leone, Domenico Pigrini, Ciro Balbo, Dario Mancino, Natalina Mastellone, Gabriele Piatto, Massimiliano Di Fuccia, Carlo De Benedictis, Rosario Avenia, Domenico Scarpone, Eduardo Razzino e Nicola Russo.

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