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Israele bombarda la Palestina e arma l’Ucraina. L’indifferenza mondiale sul dramma dei palestinesi

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(di Sandrino Luigi Marra) – Israele è in prima fila nel sostegno all’Ucraina, la sua voce di condanna verso l’aggressione e la violenza russa si alza spesso. Dimentica, Israele, le sue violenze contro il popolo palestinese; violenze e soprusi che vengono attuati da decenni, nell’indifferenza mondiale, anzi, spesso, con il sostegno del resto del mondo.
La questione palestinese, della striscia di Gaza in particolare, è un qualcosa di politicamente controverso sia a livello locale che internazionale. Nell’indifferenza internazionale, la popolazione palestinese è portata lentamente alla povertà, alla fame, al disastro sanitario da Pandemia, alla carenza di igiene per mancanza di acqua, ma soprattutto alla sete. E dunque questo non è un tentativo di genocidio? Oltretutto nell’indifferenza modiale.  Da oltre 50 anni di a livello internazionale non si è mai concretamente portato a soluzione la situazione Israelo – Palestinese, tranne un breve intenso momento di trattative e realizzazione di programmi (il periodo di Ytzak Rabin con l’intermediazione di Clinton ovvero gli accordi di Oslo) di pace, autonomia ed indipendenza dei territori stessi. Con la morte di Rabin quell’importante momento e gli accordi di Oslo sono affossati in una marea di controversie, e con la salita al potere di Hamas considerato un movimento terroristico, sono fattibilmente finiti per diventare un’arma a doppio taglio, a favore di Israele. Gli accordi di Oslo che si suddividevano in quattro accordi, prevedevano al termine di un periodo di 5 anni l’indipendenza de facto della Palestina con il riconoscimento dunque di stato ed in questo periodo di “transizione” ci sarebbero stati i passaggi dei poteri amministrativi, istituzionali, economici e territoriali. L’allegato all’accordo 3 per la popolazione sicuramente il più importante in assoluto, prevedeva l’istituzione di un comitato israelo-palestinese per la cooperazione economica, concentrato, tra le altre cose sui seguenti punti:
Cooperazione nel campo dell’elettricità. Cooperazione nel campo dell’energia. Cooperazione nel campo della finanza. Cooperazione nel campo dei trasporti e delle comunicazioni. Cooperazione nel campo del commercio. Cooperazione nel campo dell’industria. Cooperazione nel campo delle relazioni lavorative e loro regolamentazione, un piano di protezione ambientale. Cooperazione nel campo delle telecomunicazioni e dei media.  Cooperazione nelle questioni legate all’assistenza sociale e cooperazione nel campo dell’acqua.
Nella realtà nulla è accaduto di tutto ciò, la morte di Rabin ha segnato in realtà il fallimento degli accordi di Oslo e la situazione oggi si riversa sulla popolazione della striscia di Gaza. Oggi nella striscia si contano 200.000 e passa casi di Covid 19 con almeno 2000 decessi e con solo il 2% della popolazione che ha ricevuto la prima dose di vaccino. Le strutture sanitarie non riescono a gestire l’emergenza in un contesto dove da anni con la chiusura dei valichi di ingresso da Israele gli aiuti umanitari non giungono a destinazione ed ora con la scusante della limitazione di movimento anticovid neanche i vaccini giungono nel paese (fermandosi in magazzini controllati da Israele). Eppure è risaputo a livello internazionale che per tale politica la popolazione compensa le problematiche economiche interne con importanti aiuti umanitari, che non solo si basano su prodotti alimentari, ma anche dispositivi medico sanitari destinati agli ospedali, farmaci e vaccini . Parliamo di 2 milioni di persone che dipendono dagli aiuti (1milione ottocentomila nella striscia il restante in Cisgiordania) e tra questi 1 milione sono bambini. Ma il problema non sono solo gli aiuti. Con l’allegato all’accordo 3, che non è stato portato a realizzazione, i trasporti, le comunicazioni, le relazioni lavorative, ma soprattutto l’assistenza sociale, l’elettricità e l’acqua sono rimasti nelle mani di Israele il quale nulla ha fatto e fa per regolamentare la sua posizione in merito. Così l’elettricità da anni giunge a singhiozzo, le relazioni lavorative impediscono ai palestinesi di poter lavorare, soprattutto oltre frontiera, lasciando decine di migliaia di persone senza lavoro (almeno 30.000) e portando la disoccupazione al 49%  ed elevando la povertà al 64% della popolazione della striscia di Gaza ed al 30% in Cisgiordania. Ma ancora più grave e forse più grave in assoluto è la mancanza di acqua potabile. Israele gestendo di fatto le acque, ne ha drasticamente ridotto l’accesso, ed il sovra sfruttamento delle falde nella striscia ne ha fatto calare di 10 metri il livello, tanto che la maggior parte è ormai inquinata dalla salinità, dovuto all’infiltrazione di acqua di mare. Così nell’indifferenza internazionale, la popolazione palestinese è portata lentamente alla povertà, alla fame, al disastro sanitario da Pandemia, alla carenza di igiene per mancanza di acqua, ma soprattutto alla sete. E dunque questo non è un tentativo di genocidio? Oltretutto nell’indifferenza modiale.

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