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La paura costante di rimanere esclusi, lo smartphone ormai è il prolungamento della nostra mano

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Spesso siamo interessati maggiormente alle interazioni online rispetto a quelle “in carne ed ossa”, cioè la nostra attenzione ricade più a ricevere like e a controllare cosa stanno facendo gli altri, invece di prestare attenzione alla persone che abbiamo davanti a noi, tale atteggiamento chiamato “phubbing” si tratta dell’atto di ignorare qualcuno in un setting faccia a faccia, concentrandosi sul proprio smartphone piuttosto che parlare con la persona direttamente.  Quando siamo annoiati il gesto più semplice che ci viene da fare è dare uno sguardo sui social, e subito notiamo che gli altri stanno facendo cose che noi non possiamo fare, di conseguenza alcuni di noi potrebbero sentirsi un po’ infastiditi, altri tristi, dipende sempre da quello che pensiamo. Cosa può pensare e a come può sentirsi un adolescente che, sfogliando i social, continua a vedere gli amici divertirsi mentre lui è a casa, sicuramente non avrà emozioni positive, e con il proseguire della serata continuerà a controllare i vari post con l’ansia di sapere cosa si sta perdendo.
Facebook, Instagram, Twitter ecc. danno la possibilità alle persone di connettersi tra di loro facilitando così il mantenimento dei rapporti, pertanto i  gruppi virtuali sono altrettanto importanti quanto i gruppi fisici, il non riuscire a connettersi con questi gruppi tramite i social può causare l’impressione di sentirsi tagliati fuori dalla vita reale. L’esclusione sociale conduce ad una perdita del senso di appartenenza, la quale causa ansia associata a  sentimenti di mancanza di valore, tali  sentimenti conducono le persone a confrontarsi agli altri sui social al fine di decidere il proprio valore personale. Tale uso diventa problematico quando i ragazzi non riescono più a controllare le loro attività online. Tra i pionieri psicologici dell’uso problematico di internet vi è la “Fear of Missing Out” (FoMO) “paura di essere tagliato fuori”, questo fenomeno è correlato con l’uso eccessivo dei social ed è caratterizzata dal desiderio di restare continuamente connessi con quello che gli altri stanno facendo. Altri descrivono la FoMO come un bisogno irrefrenabile di essere in due o più posti contemporaneamente, alimentato dal timore di essere tagliati fuori dal mondo social. In particolare la FoMO è l’apprensione che gli altri stanno vivendo esperienze gratificanti nelle quali si è assenti, unito al desiderio persistente di rimanere connessi con le persone della propria rete sociale. La prima componente, cioè l’apprensione, si collega all’aspetto cognitivo dell’ansia come  la preoccupazione e la ruminazione. La seconda, “il desiderio persistente di rimanere connessi”, coinvolge la strategia comportamentale  volta ad alleviare tale ansia come nel Disturbo Ossessivo Compulsivo. Quest’ultima componente comportamentale della FoMO coinvolge il controllo frequente dei social network e dei servizi di messaggistica, per mantenere le connessioni sociali ed evitare di perdere esperienze gratificanti, alleviando così l’ansia. Cosa importante è che nella FoMO vi è l’assenza di intenti malevoli, distinguendo così questo atto passivo di monitoraggio e raccolta di informazioni dal tradizionale comportamento di cyberstalking, vale a dire il ripetuto ricorrere alle comunicazioni online per molestare o spaventare qualcuno.  Inoltre la teoria dell’autodeterminazione (SDT, Self-determination theory) ritiene che la FOMO abbia influenze negative sulla salute e il benessere psicologico delle persone, perché potrebbe contribuire a fenomeni depressivi.  In quanto chi è affetto di FoMo cade in un circolo vizioso: cerca di riempire la solitudine con i social che solo apparentemente gli danno compagnia, facendolo cadere invece in un senso di solitudine ancora maggiore che cerca di riempire sempre attraverso i social. Dato che la FoMo si basa sulla menzogna dell’apparenza online, cioè sui social si tende a veicolare un falsa immagine di sé, pertanto per ottenere una terapia efficace occorre lavorare sulla comprensione di questo. Inoltre, essere consapevoli di quali sono le motivazioni che ci spingono a controllare ripetutamente le notifiche e le bacheche social, permette di realizzare forme di interventi preventivi, volti a migliorare il benessere delle persone e, in particolare dei ragazzi. Imparare ad utilizzare in modo adeguato i social consente di aumentare i livelli di soddisfazione per la propria vita e di avere una buona rete sociale. Pertanto sarebbe necessario mettere in atto programmi educativi capaci di potenziare la consapevolezza e il benessere degli utenti con lo scopo di incrementare le interazioni offline e moderare l’uso eccessivo dei social media e delle tecnologia.

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