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L’ansia, impariamo a riconoscerla

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La parola ansia deriva dal termine latino anxius che significa affannoso, inquieto, a sua volta da angere, che vuol dire stringere, soffocare. È importante sapere che l’ansia è un’emozione naturale, di per sé utile all’adattamento, è un’alleata nel momento in cui bisogna affrontare una prova, una situazione in cui è necessaria una notevole dose di attenzione e concentrazione, quindi una certa quota di ansia è utile nella quotidianità, ma in alcune situazioni, quando è eccessiva può bloccare l’individuo, trasformandosi in panico e può in seguito diventare patologica, pertanto è utile mettere in pratica varie strategie terapeutiche per fronteggiarla. L’ansia viene sperimentata quando gli esseri umani credono di essere esposti ad una minaccia più o meno imminente e grave, è generata non dall’evento in sé, ma dai pensieri che facciamo su quello che sta accadendo (o accadrà). Innanzitutto bisogna saper distinguere l’ansia dalla paura, in quanto sono emozioni simili nella loro manifestazione fisiologica (attraverso sintomi fisici quali tachicardia, respirazione affannosa, sudorazione, senso di nodo alla gola, ecc.), ed entrambe sono la reazione ad una minaccia, ma differiscono sostanzialmente perché: la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito, quindi possiamo dire che l’ansia è la paura senza oggetto. I quattro cluster sintomatologici dell’ansia sono:

  • Sintomi cardiorespiratori: tachicardia, senso di oppressione al petto, dispnea o sensazione di soffocamento, ecc.
  • Sintomi gastrointestinali: nausea, vomito, mal di stomaco, tensione e/o dolori addominali, diarrea , ecc.
  • Sintomi vestibolari: sensazione di instabilità, vertigini, sensazione di svenimento, ecc.
  • Sintomi psicosensoriali: disorientamento, derealizzazione, depersonalizzazione, gambe molli, ecc.

Quando l’ansia si tramuta in attacco di panico la crisi dura in media 15-20 minuti, anche se la percezione è che sia molto più lunga, raggiunge il suo picco entro 10 minuti, con un’accelerazione verso l’apice e un lento declino fino ad un senso di spossatezza, della durata di alcune ore. Si manifesta con momenti acuti di forte malessere fisico in cui vi è  la sensazione di essere in pericolo, quando in realtà non ce n’è nessun pericolo reale. L’attacco di panico vero e proprio sorge in maniera improvvisa, generalmente senza una motivazione particolare, può essere facilmente scambiato per un attacco cardiaco, per questo si finisce spesso al pronto soccorso. I sintomi somatici o cognitivi con cui si manifestano gli episodi, infatti, coinvolgono maggiormente il cuore e il respiro. Esistono due tipi caratteristici di attacchi di panico: attesi o situazionali e inaspettati. Gli attacchi di panico attesi o situazionali sono attacchi per i quali vi è un evidente elemento scatenante nel momento  del verificarsi dell’attacco, soprattutto situazioni in cui già sono accaduti. Nel secondo caso quelli inaspettati si tratta di attacchi che si verificano quando non vi sono evidenti elementi scatenanti al momento del verificarsi dell’attacco di panico, per esempio mentre si è rilassati oppure mentre ci si sveglia. Ovviamente stabilire se gli attacchi di panico sono attesi o inaspettati è compito del clinico. Solitamente con il ripetersi degli attacchi di panico “inaspettati”, questi con il tempo tendono a diventare “attesi” e ad innescarsi nelle situazioni a cui vengono associati. Ciò che è importantissimo sapere è che i sintomi fisici sono in verità delle reazioni del corpo a “pensieri negativi” che appaiono sotto forma di immagini (realistiche o fantasticate), mentre le sensazioni fisiologiche vanno a confermare le paure percepite rendendole reali è così che la mente va in tilt. Dopo il primo attacco, la paura peggiore è quella che possa riaccadere di nuovo, si instaurano così delle abitudini di comportamento che nel tentativo di placare l’ansia finiscono per alimentare la paura della paura. L’attacco di panico può insorgere in varie situazioni come periodi di forte stress, problemi lavorativi, separazioni e perdite affettive o situazioni di malattia potrebbero innescare il primo episodio di panico. Però è fondamentale sapere che le persone più abitudinarie, molto controllate nelle proprie azioni ed emozioni possono essere le più esposte e predisposte, ciò che è importante sono i fattori temperamentali ed ambientali. Inoltre, gli attacchi di panico possono verificarsi anche nel contesto di qualsiasi disturbo mentale. Vedremo nel prossimo articolo varie strategie per iniziare a fronteggiarla, anche se è sempre importante rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

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