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Il 15 ottobre è il “Babyloss Awareness Day”, la giornata del lutto perinatale

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Il 15 ottobre è la giornata mondiale della consapevolezza sulla perdita perinatale e infantile, una giornata rivolta alle donne, agli uomini, alle famiglie e agli operatori di persone coinvolti, in tutto il mondo centinaia di associazioni e di enti partecipano con numerose iniziative locali, l’obiettivo primario del BabyLoss Awareness Day è “fare luce” sul tabù della morte in gravidanza e dopo la nascita, sulle morti evitabili, sulla cura da destinare ai genitori e ai familiari.
La morte perinatale riguarda cinque milioni di bambini nati morti o morti dopo la nascita ogni anno in tutto il mondo. In Italia, la morte perinatale riguarda dieci famiglie al giorno; considerando anche le perdite precoci del primo trimestre, circa una gravidanza su sei in Italia termina con la perdita in gravidanza o dopo la nascita. Dato che l’argomento è molto ampio vorrei soffermarmi sulle perdite precoci del primo trimestre in quanto rendono il lutto nell’ aborto precoce un lutto poco condivisibile all’esterno e poco riconosciuto.
L’aborto precoce è un lutto difficile da elaborare in quanto si vive la perdita di una persona unica, scomparsa prima di essere conosciuta ma già presente nelle fantasie dei futuri genitori. In alcuni casi può costituire un trauma, nell’affrontarlo perciò può essere utile un adeguato supporto psicologico, è un lutto profondo e pervasivo, la cui elaborazione può durare dai 6 mesi fino a due anni successivi all’evento.
Erroneamente si è portati a pensare che perdite precedenti alla morte perinatale tra la 27a settimana di gravidanza e i 7 giorni dopo il parto abbiano un impatto psicologico minore nei genitori e nei parenti, così come si pensa che dopo il parto tale evento sia molto più duro da sopportare.
Di fronte ad un aborto precoce la tendenza più diffusa è quella di minimizzare, incoraggiando la coppia a “riprovare subito”; l’assenza o la scarsità di ricordi condivisi con il bambino morto rendono il lutto nell’ aborto precoce un lutto poco condivisibile all’esterno e poco riconosciuto. Pertanto l’evento di perdita, profondamente vissuto nell’intimo delle madri e dei genitori, può risultare poco comprensibile all’esterno perché si piange un bambino “sconosciuto” al mondo (Kirkley-Best & Kellner, 1982), su cui nessuno, a parte i genitori, i fratellini e talvolta i nonni, ha avuto spazio e tempo per pensare e verso il quale nessun altro ha stabilito un legame di attaccamento.
Ma come elaborare il lutto di un bambino che non è mai venuto al mondo e quindi, per la legge, non esiste? Come ci si sente quando la società preme perché si “rimetta in cantiere un’altra vita”, dopo aver “messo al mondo” la morte? In questo tipo di lutto si tende a soffrire in maniera proporzionale al desiderio di gravidanza, senza aggrapparsi a ricordi oggettivi, in quanto la perdita è molto precoce e si hanno solo ricordi costruiti durante il breve periodo di gestazione. Il lutto prenatale è un lutto composito in quanto vi è la perdita di una persona unica, nata a livello immaginario, scomparsa prima di essere attivamente conosciuta, seguito dal fallimento esistenziale della capacità di conservare e di mettere al mondo la vita.
In gravidanza, tutte le energie fisiche, emotive e relazionali sono focalizzate sul formare una nuova vita, quando “il progetto” fallisce, l’elaborazione dell’evento,  l’accettazione del lutto e della sofferenza sono molto difficili. Si tratta, di un evento inaspettato e soprattutto innaturale che si può tradurre in un senso di perdita della propria capacità di generare, di mettere al mondo una creatura: la madre sente di aver fallito come donna, può odiare il suo corpo e in generale se stessa per la sua incapacità nel generare vita. Per la madre il bimbo è parte di sé, quindi la sua perdita è come se comportasse la perdita di una parte di se stessa ed è pertanto accompagnata da un forte senso di vuoto. Le ripercussioni psicologiche di questa perdita sono da mettere in rapporto con il livello di attaccamento e con il tipo di perdita, dato che l’elaborazione del lutto può avvenire anche dopo due anni di tempo è difficile stabilire la differenza tra un normale processo di lutto e la presenza di lutto complicato solo su criteri temporali. È importante tener presente che ogni gravidanza, indipendentemente dalla sua durata e dal suo esito, è parte integrante nella storia di vita della madre e della coppia genitoriale, ha un suo ruolo ed una sua intrinseca importanza. Un aborto precoce può pertanto mandare in crisi il normale funzionamento psicologico di una persona. L’elaborazione del lutto nel caso di un aborto precoce è un percorso che ognuno affronta con le proprie risorse e secondo i propri tempi, vi è una differenza di tempi tra il padre e la madre. L’ideale sarebbe dunque che i congiunti provassero a sincronizzare le loro reazioni al lutto il più possibile, cercando di indovinare i sentimenti dell’altro. In questo modo ognuno dei due riceverà il conforto e il sostegno dell’altro.Se non adeguatamente elaborato un aborto precoce può trasformarsi in “lutto complicato” ed influenzare negativamente il legame con gli altri figli o la genitorialità futura.
Dato che le madri non vivono solo l’esperienza del lutto ma anche una profonda ferita esistenziale, che può far generare pensieri di incapacità a generare una nuova vita e di incuria nel non essere state in grado di proteggere il proprio bambino. Tale rimuginio depressivo e di colpa è maggiore nelle madri che hanno investito una carica cognitiva ed emotiva maggiore. “Perché è accaduto proprio a me? “Perché lei che è una cattiva madre ha dei figlio ed io no?”, tali pensieri vengono vissuti con una profonda autocritica e con di difficoltà di esposizione all’esterno perché pervasi da sentimenti di indegnità “Ho dei pensieri cattivissimi, sono una persona orribile”.  Soprattutto nei primi mesi dopo la perdita il senso di colpa entra a fare parte quasi quotidianamente dei pensieri della persona in lutto, che potrebbe avere bisogno di ripetute rassicurazioni al riguardo. Molte donne hanno sensi di colpa, rimproverano se stesse e si chiedono se la perdita del loro bambino sia imputabile a qualcosa di preciso che avrebbero dovuto o non dovuto fare. Alcune hanno l’impressione di avere fallito nel loro ruolo di moglie e di madre, esse percepiscono questa perdita come uno scacco nei confronti delle attese del congiunto e della famiglia in generale. Inoltre, la morte prenatale è un fattore di rischio che mina il benessere delle gravidanze successive e condiziona lo stile di attaccamento genitore-bambino pertanto è importante ricevere un sostengo psicologico e un accompagnamento nella nuova attesa dopo la perdita. È importante che una nuova gravidanza non venga ricercata per colmare il vuoto o rimpiazzare la perdita precedente in quanto si tratta di una nuova vita e come tale deve avere tutta la sua importanza e non deve essere considerata un sostituto. La gravidanza successiva a un aborto precoce è spesso condizionata dall’esperienza precedente. Si gioisce ma si ha paura, si spera e si inizia a costruire il legame di attaccamento ma allo stesso tempo ci si sente distaccati, insomma si vive quella che è una vera e propria alternanza di emozioni contrastanti. Soprattutto i primi mesi possono essere vissuti con forti sentimenti di incertezza, con ansia e stress. Alcune coppie possono “negare” la nuova gravidanza per paura di una nuova perdita, sperimentando iperprotettività, ansia o, al contrario, distacco e freddezza. Sono molto importanti la serenità materna e la serenità della coppia nell’influenzare la buona salute psicofisica del nascituro, soprattutto per l’istaurarsi di un buon legame madre bambino nei mesi successivi al parto.
Se è vero che ogni bambino perduto merita di essere ricordato, è anche vero che ogni bambino in arrivo merita di essere accolto al meglio per la sua unicità e dovrebbe poter godere di una madre e un padre liberi di lasciarsi andare all’amore, e non impietriti dal dolore e dalla paura. L’esperienza del lutto, se non elaborata e metabolizzata nel modo corretto, può avere ripercussioni significative, può esserci infatti il rischio che la madre, in caso di una successiva gravidanza, sviluppi un legame inadeguato con il nuovo figlio, dove il bambino morto può venire idealizzato o “sostituito” a quello della gravidanza attuale. Questa idealizzazione porterebbe ad una proiezione di una perfezione che non esiste e il bambino nato non sarebbe mai all’altezza del precedente, crescendo così svalutato e svalorizzato agli occhi del genitore. In questi casi si parla di Sindrome del sopravvissuto (o PASS).
Cosa fare:
Come in tutti gli eventi traumatici, il periodo immediatamente successivo all’evento ha un’importanza essenziale, pertanto è molto importante la prima comunicazione della perdita, gli operatori sanitari dovrebbero essere pronti soprattutto nell’essere empatici col dolore della perdita e a indirizzare i genitori verso qualcuno che sia in grado di fornire loro aiuto, considerando che i ricordi degli eventi si consolidano nel momento immediatamente successivo, con la mediazione degli ormoni dello stress (adrenalina, norepinefrina, cortisolo), forma un ricordo vivido e catastrofico, quindi è essenziale che medici, ostetriche e infermieri abbiano la preparazione necessaria per informare, sostenere e accudire coppia dei genitori.

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