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IL CASO – Scuola e Invalsi: Ajello attacca, i maestri rispondono (a muso duro)

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IL CASO (di Nicolina Moretta) – Recentemente la presidente dell’Invalsi, Anna Maria Ajello, ha commentato i risultati delle prove Invalsi del 2021 e a proposito dei docenti ha spiegato: “La loro formazione è ancora lacunosa, spesso i docenti non conoscono il concetto di valutazione, ogni volta dobbiamo rispiegarlo…” E ha aggiunto: “Vorrei ricordare come grazie a noi gli insegnanti sanno, scuola per scuola, classe per classe, che cosa manca ai loro ragazzi e dove intervenire.”
Grazie presidente Ajello per la fiducia in tutti i docenti. In pratica se non foste voi dell’Invalsi a dirci che cosa manca ai nostri ragazzi, noi non sapremmo dove intervenire. Sì, dev’essere vero che è proprio così. In pratica noi docenti raccogliamo i dati delle prove Invalsi degli alunni e li inviamo a voi per farci dire dove dobbiamo intervenire. Nei fatti (seguo il suo ragionamento) noi docenti eserciteremmo il nostro ruolo senza conoscere i punti di forza e i punti deboli dei nostri alunni e non sentiremmo da soli come imperativo la motivazione a intervenire sui secondi. Non le viene, invece, il dubbio che le prove Invalsi siano completamente scollate da ogni contesto scolastico? Capisco, non le può venire un così fatto dubbio, si sentirebbe prepotentemente traballare la seggiola sulla quale siede. Ma glielo dico io: noi docenti subiamo le prove Invalsi come ogni altro adempimento burocratico che l’istituzione scolastica ci impone. Ma tengo a precisare che io sono una semplice maestra, di quelle di una certa età che con il semplice diplomino ancora insegna, quindi le parlerò in modo specifico della scuola che conosco meglio: la scuola primaria. In primo luogo le prove Invalsi hanno due grandi limiti: non quantificano l’amore verso i bambini né il punto di partenza dei discenti. L’apprendimento delle conoscenze e di saper acquisire competenze (come lei preferisce) non avviene se non tramite il canale affettivo e noi docenti (tutti) di amore ne mettiamo tanto da non potersi quantificare. Inoltre, le prove Invalsi non tengono conto dei punti di partenza, valutano solo i punti di arrivo. Ma lei deve sapere che a noi docenti può emozionare di più uno stentato in via di acquisizione che un pieno avanzato (nella scuola primaria quest’anno sono stati inseriti i giudizi descrittivi al posto delle valutazioni numeriche). Appunto perché ci mettiamo il cuore e tutto l’impegno possibile nella ricerca della strategia didattica giusta per ciascun allievo. Noi ci rapportiamo alla realtà dei singoli alunni, non alla fredda statistica dei numeri.

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