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Piedimonte Matese / Formicola  – Truffa all’Inps, 34 persone rischiano il processo

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Piedimonte Matese / Formicola – Sono 34 le persone che rischiano il processo perché accusati di aver truffato l’Inps; fra loro anche un 61enne di Piedimonte Matese e un 50enne di Formicola. Poi ci sono avvocati, medici, patronati, dipendenti pubblici, insomma una rete di professionisti che – secondo l’accusa – lavorava in sinergia per attestare falsamente presunte patologie e far ricevere pensioni di invalidità a chi non ne aveva alcun diritto. Il giudice Orazio Rossi, su richiesta del procuratore aggiunto Alessandro Milita che ha invocato il giudizio, ha fissato l’udienza preliminare per 34 persone, compresi i beneficiari dei sostegni erogati dall’Inps. Dovranno comparire dinanzi al magistrato del tribunale di Santa Maria Capua Vetere nell’udienza in programma all’inizio di luglio:
Andrea Isernia, avvocato di 60 anni di Caserta; Antonietta Sorbo, 71 anni titolare di un patronato di Casapulla; Elpidio Santonastaso, 63 anni dipendente del Comune di Caserta; Arcangelo Mezzacapo, 59 anni di Caserta; Giuseppe Gesumaria, 83 anni di Caserta; Massimo Nuzzo, 64 anni di Santa Maria a Vico; Alfonso Pisaturo, 61 anni di Piedimonte Matese; Antonio Vinciguerra, 61 anni di Caserta; Maurizio Marra, 62 anni di Caserta; Serafina Mincione, 50 anni di Formicola; Nicola Vaiano, 63 anni di Portico di Caserta; Fausta Maria Concetta Vitadamo, 60 anni di Caserta; Francesco Piccirillo, 41 anni di Macerata Campania; Clemente Piscitelli, 67 anni di Cervino; Venera Smeragliolo, 63 anni di Marcianise; Mario Negro, 60 anni di Marcianise; Francesca Gravina, 57 anni di Portico di Caserta; Mario Terrigno, 62 anni di Castelforte (Latina); Celestina Di Felice, 87 anni di San Prisco; Lucia Milena Verrilli, 50 anni di Mondragone; Vincenzo Pasquariello, 76 anni di Caserta; Maria Merola, 80 anni di Casapulla; Annina Raucci, 85 anni di Marcianise; Rosa Stellato, 84 anni di Macerata Campania; Enrichetta Dell’Oste, 76 anni di Casapulla; Angelina Moro, 80 anni di Curti; Vincenzina Petrazzuolo, 89 anni di Caiazzo; Teresa Russo, 43 anni di Marcianise; Pietro Edattico, 46 anni di Marcianise; Michele De Simone, 90 anni di San Nicola la Strada; Anna De Siato, 73 anni di Piana di Monte Verna; Angela Macchiarella, 61 anni di Caserta; Giuseppe Del Monaco, 67 anni di Caserta; Felice Mezzullo, 60 anni di Caserta.  Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Renato Jappelli, Gerardo Marrocco, Vincenzo Iorio, Paolo Falco, Pasquale Barbato, Vittorio Giaquinto, Umberto Elia, Gianluca Giordano, Angelo Mele, Claudio Sgambato, Giuseppe Stellato, Giovanni Lavanga, Lorenzo Montecuollo, Nicola Di Benedetto, Orlando Sgambati, Federico Simoncelli ed Angelo Raucci.

L’accusa:
Secondo la ricostruzione della Procura, a capo della ‘cupola’ c’era l’avvocato Andrea Isernia che coordinava le attività di patronati, tra cui quello di Casapulla gestito da Antonietta Sorbo, dei consulenti nominati in sede di contenzioso giudiziario, dei medici di strutture pubbliche al fine ottenere falsi certificati e ‘condizionare’ le pratiche per l’invalidità. I beneficiari a loro volta riconoscevano all’organizzazione il 40-50% del liquidato. Santonastaso, dipendente del comune di Caserta, aveva il compito, invece, di procacciare clienti interessati a ricevere i benefici previdenziali.  L’impiegato comunale, approfittando della propria funzione pubblica, faceva sapere ai suoi “compagni di merenda” le informazioni anagrafiche di cui veniva in possesso nel corso delle sue mansioni.  Nel sodalizio non poteva mancare un funzionario dell’Inps , Arcangelo Mezzacapo, che, di fatto, era un collaboratore dello studio dell’avvocato.  Infine i camici bianchi compiacenti erano 4: Antonio Vinciguerra, Massimo Nuzzo, Alfonso Pisaturo e Maurizio Marra. Tutti, secondo quanto riferisce la Procura, avrebbero ricevuto somme tra i 150 e i 250 euro per certificare false patologie. Secondo quanto emerso dalle indagini il sistema era ben oliato. Il funzionario Inps, delegato proprio al contenzioso giudiziario, preparava i ricorsi contro il suo stesso Ente di appartenenza. Ricorsi che venivano prodotti in giudizio dall’avvocato. In questo momento entravano in gioco i medici che attestavano patologie inesistenti necessario a far risultare un grado di invalidità idoneo a percepire il denaro. In questo modo i giudici del Lavoro che valutavano il contenzioso venivano tratti in errore disponendo somme di denaro ai ricorrenti, a titolo di arretrati e di indennità di accompagnamento. Almeno 27 le truffe consumate, per gli inquirenti. Nel corso dei pedinamenti delle persone destinatarie delle misure di sostegno erogate dall’Inps (per i quali era stata certificata anche la non autonomia per gravi patologie), i “disabili” facevano tutto nella più assoluta autonomia dalla spesa al guidare l’auto.

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