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Alife / San Potito Sannitico / Castello Matese –  Spaccio di droga, la banda Cappello rischia 60 anni di carcere. Le difese tentano di smontare le accuse

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Alife / San Potito Sannitico / Castello Matese – Gli avvocati difensori hanno dato battaglia, una lunga discussione durante diverse ore nelle quali hanno spiegato le proprie ragioni tentando di allontanare dagli imputati le accuse più gravi, come, ad esempio, quella associativa. Al termine della discussione delle difese, il giudice ha fissato l’udienza per la metà di questo mese quando potrebbe esserci la replica del pubblico ministero e poi la sentenza.  Le richieste della pubblica accusa contro i cinque imputati coinvolti in una inchiesta contro lo spaccio di droga, sono pesantissime.  Gli imputati hanno scelto il rito abbreviato per ottenere uno sconto sull’eventuale condanna. Nonostante questo tutti rischiano pene molto severe. Attualmente tutti gli imputati si trovano alcuni in carcere, altri ai domiciliari.

Le richieste di condanna del Pubblico Ministero:
CAPPELLO Valerio (nato a Piedimonte Matese (CE) residente San Potito Sannitico) 15 anni di reclusione;
LUCIANI Silveria (nata a Piedimonte Matese (CE) residente San Potito Sannitico) 15 anni di reclusione;
CARAVELLA Salvatore
(nato a Piedimonte Matese (CE) residente Alife) 10 anni di reclusione;
RICIGLIANO Marco (nato a Piedimonte Matese (CE) residente San Potito Sannitico) 10 anni di reclusione;
CAPPELLO Giovanni (nato a Piedimonte Matese (CE) residente San Potito Sannitico) 10 anni di reclusione
Le pene più pesanti sono state chieste per Cappello Valerio e la moglie Luciani Silveri perché ritenuti gli organizzatori dell’associazione a delinquere dedita allo spaccio di droga. Nella stessa indagine sono coinvolte altre due persone, con un ruolo marginale, indagate a piede libero, Palumbo Mirko di Castello del Matese e Albano Angelo di Caiavano. La loro posizione processuale è stata stralciata e quindi seguirà un iter diverso. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati, Stellato Giuseppe, Luca di Caprio, Roberto Vitelli e Claudio Romagnoli.

L’indagine, intrapresa nel luglio del 2016 e conclusasi nel mese di maggio del successivo anno 2017, permetteva di individuare una organizzazione dedita alla commercializzazione di sostanze stupefacenti operante in San Potito Sannitico (CE) che aveva organizzato una vera e propria “piazza di spaccio” con la vendita presso il domicilio della coppia CAPPELLO Valerio e LUCIANI Silveria, dotato di sistema di videosorveglianza per verificare eventuali controlli delle forze dell’ordine.  Nel corso delle indagini emergeva che il gruppo aveva quale fornitore di “fiducia” RICIGLIANO Marco il quale a sua volta utilizzava dei “corrieri” per rifornire lo stupefacente nonché “pusher” per la cessione dello stupefacente al dettaglio.  Gli accertamenti svolti in fase d’indagine, nel consentire l’arresto  di  uno dei corrieri del RICIGLIANO ed il sequestro dello stupefacente, rilevavano la capacità operativa dell’associazione in grado di gestire e immettere sul mercato ingenti ed eterogenei quantitativi di sostanza  stupefacente (cocaina, eroina, hashish), dimostrando capacità di approvvigionamento continuo e sistematico, con cadenza giornaliera e con una suddivisione di compiti strutturalmente volti alla vendita al dettaglio, effettuata anche in luoghi convenzionali ed isolati, ben conosciuti alla “clientela”, quasi tutti studenti ed operai, che acquistavano la sostanza stupefacente per consumo personale o di gruppo. Lo spaccio avveniva previo contatto telefonico con linguaggio convenzionale e cifrato, quasi mai esplicito, per concordare gli incontri e le cessioni che si verificavano in maniera discreta e veloce in luoghi abitudinari dei Comuni di San Potito Sannitico (CE), Piedimonte Matese (CE), Gioia Sannitica (CE), Sant’Angelo di Alife (CE), Alvignano

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