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Piedimonte Matese / Alife / San Potito Sannitico – Droga, estorsioni, minacce e monete false. 14 imputati: le condanne chieste dalla Procura

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Piedimonte Matese / Alife / San Potito Sannitico – Ieri mattina si è celebrata l’udienza preliminare davanti al giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per un gruppo di persone, tutte dell’area Matesina, coinvolte in una inchiesta contro lo spaccio di droga e il traffico di monete false. La gran parte degli imputati hanno scelto il rito abbreviato – una formula che in caso di condanna garantisce all’imputato uno sconto sulla pena – altri il patteggiamento, altri ancora il processo ordinario. Per coloro che hanno scelto il rito abbreviato il pubblico ministro ha avanzato la propria richiesta di condanna. Per alcuni imputati la pubblica accusa ha chiesto pene molto severe.  Sono coinvolti nell’inchiesta 14 persone, tutti del Matese, ecco le richieste di condanne avanzate dalla Procura:

Valerio Cappello 8 anni,
Fabio D’Onofrio 1 anno e 4 mesi,
Angelo Iaquinto, 1 anno e due mesi
Giuseppe Caravella 7 anni e 6 anni,
Salvatore Caravella 7 anni,
Giovanni Cappello 8 anni,
Silveria Luciani 8 anni e 4 mesi,
Alessandro Moreno 2 anni,
Pietro Grande, 1 anno e due mesi
Maurizio Cassella 1 anno e due mesi

L’imputato Vittorio Cassella (senior) ha chiesto il patteggiamento ad 1 anno e due mesi

Federico Vetere, Giorgio Cenerazzo, Giuseppe Cenerazzo, hanno scelto il rito ordinario per cui il processo partirà fra qualche mese processo normale. Questi ultimi tre indagati sono accusati di aver messo in commercio banconote false. Non sono quindi accusati di spaccio di droga.

La vicenda:
Le complesse attività d’indagine svoltesi con attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento in sinergia dai due Reparti operanti, hanno consentito di accertare l’esistenza di una piazza di spaccio nella zona dell’Alto Casertano, avente ad oggetto diverse tipologie di sostanze stupefacenti (crack, eroina e cocaina).  In particolare, i componenti del nucleo familiare facente capo a CAPPELLO Valerio (il figlio Giovanni e la moglie LUCIANI Silveria) e i fratelli CARAVELLA Salvatore e Giuseppe, si adoperavano spacciando in favore di giovani del luogo e dei comuni limitrofi, le sostanze stupefacenti in argomento. In più occasioni sono stati operati dei controlli e sequestri di sostanze stupefacenti, nei confronti di soggetti che per loro conto erano andati ad acquistare la droga in Comuni del napoletano (Parco Verde d i Caivano). Il l inguaggio criptico util izzato dai soggetti, gli incontri organizzati sempre in local ità diverse, compreso le abitazioni provviste di sistemi di videosorveglianza privati, erano tutti esped ienti per eludere le indagini e i controlli a loro carico da parte degli inquirenti. L’aspetto più inquietante è rappresentato dalla spregiudicatezza con cui i coniugi – pur di eludere i controlli delle forze dell’ordine- non avevano alcuna remora a ricorrere al figlio minore per effettuare  le consegne della droga ai loro acquirenti. L’attività di indagine ha svelato l ‘elevata capacità delinquenziale della famiglia Cappello che aveva diversificato i campi dell’illecito su cui operare. Pur di far assumere il figlio come autista in una ditta di trasporti, i Cappello erano arrivati al punto di minacciare un privato (che aveva il compito di intermediario), prospettandogli di raccontare alla di lui moglie vicende non veritiere e.

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