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VAIRANO PATENORA –  Soldi in cambio di un posto di lavoro, ecco la sentenza sul caso Caputo

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VAIRANO PATENORA – Il Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di S. Maria Capua Vetere, accogliendo le richieste degli avvocati Vincenzo Cortellessa e Renato Jappelli, ha assolto Diego Caputo dall’accusa di estorsione; così, riqualificando i fatti contestati in truffa aggravata, lo ha condannato alla pena finale di anni 2 e mesi 8 di reclusione. Il giudice, Grammatica, ha rigettato, quindi la richiesta di condanna alla pena di anni 7 di reclusione avanzata dalla Procura e la provvisionale richiesta dalla parte civile. I difensori dell’imputato, pur esprimendo soddisfazione per l’assoluzione dalla grave accusa di estorsione, si sono riservati di leggere le motivazioni della sentenza per valutare se ci saranno i presupposti per appellare la sentenza di primo grado ed ottenere il pieno riconoscimento delle ragioni del proprio assistito.

L’accusa della Procura:
Caputo è ritenuto responsabile dei delitti di estorsione e truffa. L’indagine iniziata nel mese di ottobre 2017, condotta mediante l ‘acquisizione di riscontri documentali, accertamenti bancari e telematici nonché dichiarazioni testimoniali, ha consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato,  il quale ha posto in essere diverse condotte truffaldine ed estorsive a partire dall’anno 2014 e fino al mese di febbraio, da cui ha indebitamente tratto un ingiusto profitto quantificato in circa 170.000 euro. L’indagato, con la falsa promessa di procurare alla persona offesa un’occupazione lavorativa in qualità di guardia giurata alle dipendenze dapprima dell’istituto d i vigilanza “Lavoro e Giustizia” e poi della società “Rangers”, millantando rapporti con persone influenti  tra  cui  un  presunto  giudice  e giustificando le continue richieste d i denaro attraverso la necessità di sovvenzionare le suddette società per impellenti spese amministrative e per la frequentazione di  più corsi di  specializzazione  di  cui forniva falsi attestati di conseguimento, si   procurava inizialmente un ingiusto profitto pari a circa € 45.000,00 con pari danno per l ‘intera famiglia della persona offesa, somma che gli veniva consegnata in diverse tranches ed in denaro contante. Successivamente, mediante ripetute minacce consistite nel prospettare a carico della persona offesa l ‘esistenza di presunti procedimenti penali pendenti a suo carico presso il Tribunale d i Napoli, nonché la comminazione di sanzioni amministrative da parte del Ministero, della Guardia di Finanza, dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate, per asserite irregolarità riscontrate nelle procedure relative alle sue ipotetiche assunzioni presso i citati istituti di vigilanza, a fronte delle quali era necessario effettuare.  Copiosi versamenti in denaro per evitare pregiudizi penali, amministrativi ed economici, costringeva la persona offesa – la cui volontà era ormai definitivamente coartata dal le continue minacce subite – a consegnargli la ulteriore complessiva somma di denaro pari a circa euro  130.000,00, sempre in denaro contante, versamenti  frazionati  nel tempo. Per fare fronte alle continue richieste di denaro avanzate dall’indagato, la vittima  si  vedeva costretta ad impiegare tutte le risorse finanziarie di cui disponeva la sua intera  famiglia,  nonché  a ricorrere a numerosi prestiti bancari, alla vendita dei gioielli e dell’oro di famiglia ed a richiedere prestiti di denaro ad altri parenti. Particolarmente odiosa e ingannevole risulta la condotta posta in essere dall’indagato per la consumazione  dei  delitti  ad  esso contestati.  Il predetto, creando appositi account di posta elettronica apparentemente  riconducibili ai  due istituti di vigilanza  di  cui  sopra  e  a  presunti  studi  legali  romani,  inviava  alla  persona  offesa  false comunicazioni di convocazione a colloqui  di  lavoro, falsi  contratti di  lavoro da sottoscrivere già vistati per la registrazione della Regione Campania, false attestazioni di frequenza di corsi di guardia giurata particolare e continue  richieste  di   denaro,  giustificate  dalla  necessità  di   anticipare  contributi previdenziali in vista di una presunta imminente assunzione, di pagare una presunta polizza assicurativa, di  saldare  quote  di  iscrizione  al  sindacato,  nonché  quale  prezzo  di   una  ipotetica  corruzione  d i   un pubblico funzionario che avrebbe anche fatto conseguire una patenti di guida di categoria superiore, di fatto mai ricevuta, nonché  di provvedere all’acquisto della divisa necessaria per esercitare il servizio di vigilanza privata.

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