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Marcianise – Jabil e Whirpool, centinaia di lavoratori a rischio. I sindacati: basta promesse

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Marcianise – “Basta promesse e ammortizzatori sociali, ripartiamo dal lavoro e dal Recovery Fund, opportunità unica per il Sud”. Lo scrivono in una nota congiunta i segretari delle sigle campane dei metalmeccanici Fiom-Cgil, Uilm e Fim-Cisl, che descrivono la situazione che vive nel Casertano il comparto industriale, con cinque vertenze importanti e 1200 lavoratori che rischiano seriamente di perdere il posto una volta che sarà cessato lo stop ai licenziamenti disposto dal Governo per l’emergenza Covid. La più importante vertenza, numericamente parlando, riguarda lo stabilimento di Marcianise (Caserta) della multinazionale americana dell’elettronica Jabil, cui si legano le vertenze di altre due aziende – Softlab e Orefice – che hanno acquisito lavoratori dalla Jabil senza però iniziare a produrre e reimpiegare concretamente tali risorse. Altra fondamentale vertenza è quella della Whirlpool, che nel Casertano ha un polo logistico a Carinaro, e a cui si lega l’ultima vertenza concernente il vicino stabilimento di Teverola, che la Whirlpool acquisì dall’Indesit per poi destinare a un progetto di reindustrializzazione, affidato al Gruppo Seri, ma non ancora decollato. Su Jabil, azienda che da due anni ha avviato un piano di 350 esuberi (quasi 250 gli addetti fuoriusciti), i sindacati scrivono che “la multinazionale, dopo aver acquisito prima il colosso tedesco Siemens e poi quello svedese Ericsson, ha risolto gli organici in maniera progressiva fino ad arrivare ai 480 dipendenti attuali. Ad oggi non conosciamo ancora un piano industriale per il sito di Marcianise che garantisca missione produttiva e piena saturazione degli organici. Dalla multinazionale, negli anni, sono usciti diversi lavoratori “accompagnati” in reindustrializzazioni che ad oggi vivono serie difficoltà di saturazione e di attuazione dei piani industriali”. La prima delle società ad aver assunto ex Jabil è la Softlab. “Con le ultime assunzioni di lavoratori provenienti dalla Jabil – spiegano i sindacati – il gruppo ha raggiunto un perimetro occupazionale di circa 1200 addetti (distribuiti tra Milano, Roma e la Campania). Fino ad ora la Direzione del gruppo ha consegnato e illustrato soltanto le linee di principio del piano industriale ma mancano le informazioni di dettaglio rispetto ai tempi di attuazione, personale coinvolto, investimenti, avvio di programmi e ricadute occupazionali. Intanto ci sono tantissimi lavoratori sospesi in cassa integrazione a zero ore ed in attesa di avere attività lavorativa”. Su Orefice, azienda sarda che ha fatto ricorso ad oltre 20 ex Jabil, ”ad oggi – ricordano i sindacati – nessuna attività produttiva è stata ancora avviata e tutti i lavoratori sono in Cig Covid a zero ore”. C’è poi la Whirlpool, il cui organico “a Carinaro è di 350 lavoratori, di cui circa 130 sono in attesa di essere collocati su un secondo progetto di reindustrializzazione”. Per la Seri, i sindacati spiegano che “dei 75 lavoratori già assorbiti dal primo progetto che stenta ancora a decollare, ad oggi, per diverse e reiterate motivazioni tecniche e burocratiche, nessuno è ancora stato impegnato in attività di produzione, ma solo di start-up con circa 3 anni di ritardo sui tempi annunciati all’atto della sottoscrizione degli accordi. Lo stesso Gruppo Seri, inoltre, nelle ultime settimane ha annunciato in sede Ministeriale, un ulteriore progetto di dimensioni ragguardevoli, sempre su Teverola, che dovrebbe ampliare quello già in essere arrivando addirittura ad impiegare circa 500 lavoratori. Su questo punto pensiamo che sia indispensabile, ancor prima, concretizzare gli accordi e i piani industriali già condivisi per dare credibilità ad ipotesi future che altrimenti sembrano ripercorrere propositi già visti sul territorio, che promettevano risposte a tutte le crisi, ma che hanno prodotto solo bacini di lavoratori in attesa di ricollocazioni e di sussidi”.

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