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Carinola / Francolise –  Guerra del caro estinto, assolti Galluccio e Cirella. Testimone rischia processo per falsa testimonianza   

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Carinola / Francolise – Il pubblico Ministero aveva chiesto oltre 8 anni di reclusione. Il giudice, invece, ha deciso per l’assoluzione degli imputati, sposando le tesi degli avvocati difensori. Sul banco degli imputati si trovavano Cirella Pietro di Francolise, 45 anni (assistito dall’avvocato Stellato e avvocato Sgambato) e Galluccio Eugenio, 59 anni, di Carinola (assistito dall’avvocato Edoardo Razzino). Persona offesa Antonio Gravino, 36 anni, di Santa Maria La Fossa, assistito dall’avvocato Motta. Sentenza di assoluzione per entrambi perché, secondo la decisione assunta dal giudice, il fatto non sussiste. Il giudice ha rimesso gli atti, relativi alla testimonianza di Giovanni Ruoppo, 36 anni, di Carinola per valutare l’ipotesi di falsa testimonianza. Secondo l’accusa Cirella e Galluccio era accusati, “in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, al fine di procurarsi un ingiusto profitto con corrispondente danno per la persona offesa, con minacce, consistite nell’intimare (Galluccio Eugenio) a Ruoppo Giovanni di non pubblicizzare l’attività dell’agenzia funere di Gravino Antonio e, in caso di decessi nel comune di Carinola, di contattare per la celebrazione dei riti funebri la ditta di Cirella Pietro e non quella di Gravino Antonio pronunciando la seguente frase: “QUA CI SIAMO NOI, COMANDIAMO NOI E VOGLIAMO FARE IL MONOPOLIO E GRAVINO I FUNERALI QUA NON LI DEVE FARE, ALTRIMENTI ANDIAMO FINO A FUORI LA CHIESA E LO SPARIAMO “. Nel proferire (Cirella Pietro) nei confronti del medesimo Gravino, successivamente alla celebrazione del rito funebre per il decesso di Marcantonio Maria, la seguente frase “hai capito che qua i funerali non devi venire a farli, mo’ ti faccio sistemare io”, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Gravino Antonio, titolare dell’omonima agenzia funebre a non svolgere la propria attività nel territorio del Comune di Carinola, evento non verificatosi per il rifiuto della vittima, così compiendo altresì atti di concorrenza illecita con violenza e minaccia. Con l’aggravante dell’essere stato commesso il fatto con metodo mafioso, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento ed omertà derivanti, nonché al fine di agevolare e rafforzare la forza dell’associazione camorrista di appartenenza clan ESPOSITO  dei Muzzoni e di affermare la supremazia delle dette organizzazioni sul territorio di competenza”.
Accuse alle quali il giudice non ha creduto, assolvendo i due imputati.

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