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“Rubare” la terra dei poveri, anche l’Italia fra i “predoni”

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(di Sandrino Luigi Marra)
Del Land Grabbing avevamo accennato molti mesi fa in un articolo della rubrica e ci eravamo riproposti di specificarne poi il significato. Il Land Grabbing è un fenomeno meglio conosciuto in italiano come accaparramento di terra. Per qualche verso ricorda l’accaparramento delle terre incolte di medievale memoria, che avveniva da parte dei nobili, o anche quando la riforma agraria post unitaria di fatto avvantaggiò i ricchi proprietari terrieri che “tornarono” ad accaparrare terre.  L’accaparramento di terra è oggi un fenomeno che è attuato di frequente in paesi in via di sviluppo, ma spesso, troppo spesso in Africa. Grandi multinazionali agricole o di produzione di biocarburanti acquistano da stati in difficoltà, migliaia di ettari di terreno per volta convertendo le aree in monocolture. Ma la difficoltà degli stati è intrinseca, il bisogno di liquidità ma soprattutto corruzione, malaffare e mancanza di scrupoli, pongono in essere manovre di compravendita o di fitto di terre togliendole di forza a piccoli agricoltori e villaggi. La mancanza in molti luoghi dell’Africa di un catasto, che poi nella realtà africana non ha quasi senso di esistere per cultura, facilita la cessione delle terre scavalcando di fatto usi e consuetudini vecchi di centinaia di anni. Si strappa così all’insaputa delle persone la terra che a questi serve per sfamarsi. Si toglie l’elemento che ne permette la vita e li si costringe non solo a spostamenti forzati, ma ad una emigrazione forzata. Centinaia di migliaia di persone vengono così messe nelle mani della tratta, poiché quasi sempre dopo lo spostamento forzato in luoghi distanti anche centinaia di chilometri dai luoghi di origine, non resta che la migrazione. Si calcola, che solo in Africa 80.000.000 (ottanta milioni) di ettari di terra siano state portate via a coloro che da  generazioni la possedevano, ma i dati ufficiosi parlano di 120.000.000 (centoventi milioni) di ettari, e se pensate che l’estensione dell’Italia è di 30 milioni di ettari, il calcolo anche per difetto e sottostima è presto fatto. I maggiori responsabili di tale fenomeno sono i paesi occidentali, i quali spesso nascondono interessi statali dietro a multinazionali e scatole cinesi in un gioco di scambi e favoritismi economico politici.
Il nostro bel paese in questo non manca di esserci, il detto italiani brava gente è solo un detto e null’altro se pensiamo che nostri connazionali attraverso società di comodo si sono fino ad oggi accaparrati oltre 1 milione di ettari di terre, l’equivalente in estensione della regione Campania e a voler ridurre al minimo, il bel paese ha tolto la terra ad almeno mezzo milione di persone, a voler essere buoni. E questo solo l’Italia, senza pensare ai tantissimi paesi che in modo ed in maggiori estensioni partecipa al sacco del neocolonialismo africano. Poi proponiamo di aiutarli a casa loro, certo dopo avergli tolto casa e terra ci sarebbe molto da discutere. Ci lamentiamo, noi opulento occidente delle invasioni che giungono dall’Africa, ma con il Land Grabbing ci costruiscono i nostri cellulari, ci fabbricano i nostri gioielli, i meravigliosi diamanti, l’olio di semi per i nostri fritti, e spesso il nostro caffè mattutino. Con il Land Grabbing costruiamo povertà e fame, accendiamo malessere e rabbia, creiamo terroristi, formazioni paramilitari disposte a massacrare loro fratelli pur di partecipare in qualche modo all’affare dell’accaparramento. Ci indigniamo della morte dell’ambasciatore Attanasio e del Carabiniere Iacovoni, giustamente, ne cerchiamo le responsabilità ed i responsabili, ma forse una parte dei responsabili è qui tra noi, sono coloro che in nome del profitto “rubano” terre e sostanze dall’Africa e non solo, che rendono migliaia di individui invisibili nella loro terra, ed ulteriormente invisibili nella nostra terra ove giungono a seguito di quei furti, di quella ruberia di terra a cui anche noi siamo partecipi. Calpestiamo i diritti umani in nome del progresso e del nostro consumismo sfrenato e dimentichiamo come all’indomani dell’unità proprio l’accaparramento favorì l’ulteriore crescita del latifondo e l’incremento dell’emigrazione; e la nostra media valle del Volturno non restò indenne da tale evento.

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