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Piedimonte Matese – Consiglio comunale, convocazione illegittima. Ma chi se ne frega!

Piedimonte Matese – La convocazione del prossimo consiglio comunale è illegittima. Lo stabilisce il regolamento comunale “…. nel caso di assenza o impedimento temporaneo, il Consigliere Anziano sostituisce il Presidente del Consiglio Comunale, ai sensi dell’art. 8, 4° comma, dello Statuto…”.
Quindi il sindaco Luigi Di Lorenzio non poteva convocare il consiglio comunale, fissato per il prossimo 27 luglio. Doveva farlo, considerate le dimissioni del presidente del consiglio,  il consigliere più anziano, cioè quello che è stato eletto con il maggior numero di preferenze personali. Una illegittimità che potrebbe essere fatta valere, da qualsiasi consigliere comunale, annullando l’appuntamento fissato per il prossimo 27 luglio; oppure sanata con la semplice partecipazione all’assemblea.
In ogni caso il punto è sempre lo stesso: come mai è sempre più difficile riuscire a rispettare le regole, anche quelle più elementari?
Ma, soprattutto, un segretario comunale che viene pagato profumatamente proprio per imporre la legge, è tenuto ad intervenire in casi come questi?
Oppure aveva ragione Renzi quando chiedeva la cancellazione della figura del segretario comunale, divenuto oggi un semplice esecutore della volontà politica del sindaco e della maggioranza?

   

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un commento

  1. Esculapio Frustant

    Il Ministero della Sanità ha dichiarato il Comune di Piedimonte zona ad alta intensità allucinogena, causata dalle deiezioni comportamentali di una rara specie di Segretarius Parapsicotropeicus che si riproduce da tempo senza temere l’azione erosiva delle tossine della normalità, un umanoide dalle milleeunanotte passate al chiuso di stanze inaccessibili, specializzato in rapporti inesistenti, nell’impegno al disimpegno, nella rinuncia a sporcarsi le mani, nella isonorizzazione ambientale che lo cela al passante nel corridoio, nel non rispondere al telefono, nel non proferire verbo che il Sindaco non voglia …….. e – allo stesso tempo – dotato di spiccato senso iconografico, intenso ma fragile, al medesimo sfuggente nella sua sostanza rappresentativa, tanto da mutare quotidianamente anche in quella dimensione immateriale che un’immagine (quantunque scelta, selezionata, valutata, ….) dice di un “Io” che non trova appigli nell’essere.

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